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Emergenza-Urgenza 118, le associazioni di volontariato dicono basta al gioco al massacro: “Ora facciamo chiarezza”

“Non siamo più disposti a subire questo gioco al massacro. Se la Regione vuol dare istituire AREU, ben venga. Ma una cosa deve essere chiara: le associazioni di volontariato hanno sempre avuto i conti a posto e garantiscono dal 2003 il servizio di “emergenza urgenza 118” in assoluta trasparenza e nel rispetto della dignità e delle competenze dei propri lavoratori”.

Si aprono così le puntualizzazioni del coordinamento delle associazioni di volontariato per il servizio di “Emergenza-Urgenza 118” di Capitanata in merito alle recenti polemiche. “Polemiche assolutamente strumentali”, afferma il coordinamento che prosegue con una precisa disamina dei fatti. “Dal 2003 per volere dell’Amministrazione Regionale, tutte le Associazioni di Volontariato che avevano un’ambulanza, sono state convocate per poter avviare il SISTEMA EMERGENZA URGENZA 118 in Puglia. L’avvio doveva essere veloce per non incorrere in sanzioni amministrative, visto che la Puglia era una delle ultime regioni a non aver attivato il sistema 118 e la parola d’ordine era “partire”. Nel 2009 il SISTEMA ebbe delle innovazioni, la Regione attivò un tavolo tecnico convocando le Associazioni di Volontariato afferenti al 118 con le quali concordò il nuovo assetto contrattuale introducendo oltre ai volontari, quattro dipendenti a contratto, o 8 PAR-TIME per postazione. Dal 2009 ad oggi, la condizione contrattuale imposta dalla Regione non è cambiata e le Associazioni sono in regime di proroga”.

“Oggi le postazioni sono formate da 4 dipendenti a contratto a tempo indeterminato o determinato, che vengono pagati con regolare busta paga a riscossione del mandato della ASL”, prosegue il coordinamento che ribadisce con forza che “gli stipendi sono sempre stati pagati. È facile verificare nella sezione DETERMINE del sito dell’ASL di Capitanata: l’ASL versa gli stanziamenti alle Associazioni ogni 2-3mesi. Le Associazioni di volontariato non hanno risparmi di cassa tali da poter anticipare spese e stipendi, sono allo stremo. Pertanto, è evidente che se ritardi ci sono, questi dipendono dalla lentezza dei tempi amministrativi e non dalla volontà delle associazioni di volontariato che versano gli stipendi non appena le somme necessarie sono disponibili”.

Altro chiarimento sulla questione “volontari”: “le postazioni sono formate anche da VOLONTARI, che svolgono SEMPRE volontariamente e senza nessuna costrizione le attività in ambulanza. Il volontario mette a disposizione il suo tempo libero al servizio della comunità e non ha nessun contratto o vincolo nei confronti dell’associazione. Da sempre al Volontario sono riconosciute solo le spese effettivamente sostenute, che vengono da questi DICHIARATE e presentate a rendicontazione, per un tetto massimo di spesa specifico per l’attività espletata e deliberato dal Consiglio Direttivo dell’Associazione (ex Legge quadro sul volontariato 266 e Codice del Terzo Settore). Chiunque possegga i requisiti richiesti dall’attuale normativa 118 regionale in vigore e sia Socio dell’Associazione, può fare servizio volontario sulle postazioni e non solo, non esiste l’esclusiva su chi deve o non deve stare in turno. I turni operativi vengono determinati in base alle disponibilità dei volontari e seguono le indicazioni organizzative del protocollo operativo del sistema 118”.

Ultima nota dolente, le conseguenze del “Decreto Dignità”: “Il Decreto Dignità dal 2018 ha determinato l’avvio della stabilizzazione dei contratti di lavoro. Le Associazioni hanno messo in atto tale normativa, procedendo alle stabilizzazioni. Inevitabilmente qualcuno è rimasto fuori, a causa dei limiti di budget dell’Associazione ma anche delle “rigidità” del decreto. Se avessimo avuto la possibilità, avremmo stabilizzato tutte le risorse umane disponibili ma, purtroppo, non è stato possibile”.

Per il coordinamento “si è creata una situazione al limite del paradossale, un clima da caccia alle streghe che, qualche giorno fa, ha determinato l’incendio – per motivi ancora da accertare – di un nostro mezzo a Carlantino. Non vogliamo passare per martiri ma neanche essere oggetto di accuse assurde: abbiamo sempre tutelato e garantito il nostro personale: dal punto di vista degli emolumenti ma anche della sicurezza sui luoghi di lavoro. I nostri conti sono in ordine e chiunque può verificarlo. Ci preme ristabilire la verità dei fatti e non diventare il comodo parafulmine di decisioni prese altrove”.

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