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EMERGENZE E DEFORMAZIONI SOCIALI DEGLI ORFANI DI UN AUTENTICO SISTEMA DI VALORI

di GIUSEPPE RUSSI

Allargando l’orizzonte per una analisi più profonda delle crisi esistenziali e sociali di cui sempre più spesso ci occupiamo, si può affermare che le nostre emergenze sicuramente evidenziano la decadenza e il tramonto dell’Umanesimo nelle espressioni più fortemente caratterizzanti la vita dell’uomo e della società. L’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la bellezza che hanno rappresentato la forza e la ricchezza della nostra tradizione occidentale, vivono nell’ombra, nelle reminiscenze o nei tentativi di richiamare l’uomo moderno ad un loro recupero, per riacquistare valori identitari, sempre più sottomessi al fascino del progresso della scienza e della tecnica. Viviamo di conseguenza in un mondo dove l’uomo ha posto al centro della propria vita pragmatismo e fede nella scienza, attitudine che ha indebolito la ricerca del bene e del bello a favore dell’utile, la ricerca del piacere e del potere al posto della giustizia sociale e dell’etica, la ricerca affannosa di interessi legati al mondo della finanza e del profitto. Ciò evidentemente ha indebolito le vere espressioni della democrazia, della libertà, dell’etica, della morale, ridotte a scheletri, sostituendole con un insieme di falsi e illusori miti. Si tratta in fondo di una decadenza della nostra tradizione umanistica e dei valori del cristianesimo che hanno ceduto il posto ad espressioni di onnipotenza, di autodeterminazione in senso lato, di arbitrio, di celebrazione del potere e dei poteri al di fuori e al di sopra di ogni regola, di ogni legge, di ogni morale. In fondo anche le emergenze di cui oggi avvertiamo in modo forte le conseguenze sul piano umano e sociale sono deformazioni interpretative del modo di intendere il progresso e la tecnica. Il rischio conseguente a queste deformazioni sono proprio i modi di vita fuori dai binari della ragione che spesso si trasformano in virulenze comportamentali, anche di stampo delinquenziale, che si sviluppano su terreni incolti e irrorati di ignoranza e stupidità aggressive e pericolose. Spesso le famiglie sono anch’esse vittime di queste virulenze comportamentali, soprattutto quando si vivono forme di degrado sociale, rese ancora più gravi da mancanza assoluta di cultura, o quando si inseguono i bagliori o le eccitazioni di un mondo senza regole e senza ragione. Forse è tempo di riflettere seriamente sugli effetti deteriori del progresso scientifico e tecnologico orfano di un sistema di valori e di un sistema di pensiero fortemente ancorati ai valori della tradizione culturale occidentale. E’ tempo di fare chiarezza sui limiti strutturali della scienza e della tecnica per dare spazio al bisogno vitale dell’uomo di ritrovare le proprie radici umane, sociali, culturali. E’ tempo di chiamare le cose con il loro vero nome, soprattutto quando si parla di libertà, di valori umani, di cultura formativa, di giustizia sociale, di democrazia, di religiosità, di trascendenza. Tanti in questi ultimi anni sono gli stimoli culturali di pensatori che parlano, in modo diverso ma convergente, della necessità di recuperare la forza formativa della tradizione culturale dell’Occidente: da OSWALD SPENGLER a GUENON, da HUSSERL ad EVOLA. Occorre liberarsi dalla morsa di una cultura e di una educazione tecnica, pratica, fondata sul potere scientifico e pragmatico, legittimata da scelte funzionali alle esigenze della società dei consumi e dalle variopinte mode dell’apparire e dell’effimero. Abbiamo urgente bisogno di ristorarci alla fonte del Vero, del Bene, del Bello, valori trascendentali che ci aiutino a superare le emergenze e a riscoprire la forza vitale delle nostra cultura. DOSTOEVSKIJ sosteneva che “la bellezza salverà il mondo”. Noi aggiungiamo che la forza pedagogica della tradizione culturale dell’Occidente ci aiuterà a superare qualsiasi forma di emergenza sociale.

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