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ESISTE ANCORA IL MEZZOGIORNO?

Esiste ancora il Mezzogiorno, ossia l’area compresa nel triangolo Napoli–Bari–Palermo, organizzata da Federico II e consolidata dai Borbone? Durante il Regno d’Italia la omogeneità della normativa e della sua gestione – realizzata tramite i Prefetti, coordinati dal potere centrale – non consentì iniziative che potessero scalfire la uniformità delle attività politiche, amministrative e sociali delle province del Sud. Ma le Regioni, negli ultimi decenni, hanno inevitabilmente esaltato le specificità dei territori di loro competenza, nonché le opportunità da essi offerte, mediante iniziative – a volte connotate, purtroppo, da errori e sprechi – finalizzate a favorire il loro sviluppo economico-sociale. Il regionalismo può realizzare obiettivi positivi, utili; ma nel Mezzogiorno non si è registrato dappertutto un impegno puntuale, coordinato, per progetti di respiro non ordinario, tendenti a valorizzare anche le risorse paesaggistiche e naturalistiche, nonché quelle della gastronomia, dell’artigianato, delle diffuse ricchezze turistiche. Occorrono iniziative strategiche – condivise e sostenute – soprattutto per migliorare la rete stradale, adeguare quella ferroviaria, valorizzare le opportunità offerte da tre mari, favorire lo sviluppo dell’agricoltura e delle tante attività ad essa connesse, poiché non bastano quelle di respiro locale, che offrono la possibilità di “tagliare nastri”, ma non proiettano il Mezzogiorno nel futuro. E che, spesso, appaiono pura ostentazione di potere, manifestazioni di demagogia, sostegni mimetizzati a società, organizzazioni ed enti “amici”. Bisogna operare per realizzare programmi di respiro non ordinario. Si potrebbe pensare a una soluzione tipo “Cassa per il Mezzogiorno”, promossa e gestita da tutte le Regioni del Sud, che faciliterebbe anche finanziamenti nazionali e comunitari. L’annuale, recente Rapporto SVIMEZ ha dato conferma della “forte disomogeneità della ripresa delle Regioni, soprattutto nel Sud”. Il PIL del Centro-Nord, per il corrente anno, registrerà una crescita dell’1,4 per cento, a fronte dell’1% di quello del Mezzogiorno. Il pregevole Rapporto evidenzia che il ritmo di sviluppo dell’area “è del tutto insufficiente ad affrontare le emergenze sociali”. Ma le soluzioni programmate dal Governo – quale, in particolare, l’aleatorio, generalizzato sostegno dei redditi personali – non sembrano adeguate per la soluzione della assai complessa e delicata situazione, che penalizza soprattutto i giovani, indispensabili per il rilancio economico-sociale. Ma quelli di buona cultura appaiono sempre più attratti dalle prospettive esistenti all’estero, che concorrono a far affievolire l’attaccamento alle aree di appartenenza. Per il 2017 – anno di riferimento del Rapporto – è proseguita la disparità della crescita dell’occupazione, aumentata di 71 mila unità nel Sud e di 194 mila nel Centro-Nord. Il Mezzogiorno continua a essere un “peso” per l’Italia, mentre potrà costituire una concreta risorsa se si riuscirà a realizzare – innanzitutto – una non ordinaria RISCOSSA CULTURALE e se saranno utilizzati, in loco, i giovani portatori di conoscenze ed esperienze in linea con l’evoluzione tecnologica, economica e sociale, che connota e connoterà sempre più la società. Una menzione particolare meritano il settore agricolo e quelli ad esso connessi o collegati, che offrono opportunità non ordinarie e crescenti, penalizzate, purtroppo, nelle regioni del Sud, da una inadeguata organizzazione in filiere, per il tuttora diffuso individualismo degli imprenditori interessati, nonostante apprezzabili iniziative tendenti a costruirle. Agroalimentare, agroindustrie, energie rinnovabili offrono nuove, crescenti possibilità di sviluppo se si favorisce una legislazione atta ad evitare sprechi di tempo e costi non sostenibili; anche combattendo con vigore il CANCRO DELLA DELINQUENZA. Se le capacità imprenditoriali di tutti i settori non saranno sorrette e assistite dalle Regioni interessate e dagli Enti Locali; se la maggioranza dei giovani sarà costretta a continuare a emigrare o a sperare nel “POSTO FISSO”; se tutte le iniziative non saranno sorrette da ETICA e ONESTÀ il Mezzogiorno sarà sempre più la periferia del Paese.

NICOLA SANTORO

Fonte: AgriCulture–FIDAF

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