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Foggia, in calo assunzioni a tempo indeterminato, trasformazioni di contratti a termine e di apprendistato.

Gabriele Taranto (Ugl): ‘Capitanata ai margini delle politiche occupazionali, chi perde il lavoro resta precario di lungo corso’

 In provincia di Foggia al rischio di desertificazione industriale, si aggiunge la progressiva riduzione delle tutele contrattuali. Si accentua il problema occupazionale già da tempo in netta frenata, aumentando il divario complessivo tra Centro – Nord e Sud Italia con ricadute sul tenore di vita e la ripresa dei consumi scesi del doppio rispetto al resto del Paese rispetto al 2014”. Lo dichiara Gabriele Taranto, Segretario provinciale Ugl Foggia, commentando i dati sull’occupazione riferiti al 1° Trimestre 2016 contenuti nelle Comunicazioni obbligatorie registrate dal settore provinciale Politiche del Lavoro di Foggia.

Per il sindacalista, “in Capitanata, più che in altre province, cominciano a farsi evidenti i nodi irrisolti dal Job Act”, legge  delega 183/2014 composta nel 2015 da 8 decreti attuativi, ai quali il sindacato contrappone il ‘Sud Act’, documento elaborato dall’Ugl, che Paolo Capone Segretario Generale ha presentato nei giorni scorsi al Parlamento in occasione dell’audizione sul Def alla Camera dei Deputati.

“Il nostro territorio – aggiunge il Segretario – prosegue la sua corsa di declino e recessione, rimanendo ai margini delle politiche occupazionali. Chi perde il lavoro resta precario di lungo corso se diminuiscono le assunzioni a tempo indeterminato, così come le trasformazioni di contratti a termine e di apprendistato”.

Stando agli ultimi dati dei CPI pubblicati, rispetto al 1° trimestre 2015 si rileva un incremento dei contratti a tempo determinato (+ 3.365 pari al 10% in più), e un decremento di quelli a tempo indeterminato (- 1.841 pari al 37% in meno). Le trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine, incluse le trasformazioni degli apprendisti, sono state 351 (257 in meno rispetto al 1° trimestre 2015).

Se da un lato aumentano del 2,5% le assunzioni complessive rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso, dall’altro l’88% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, e solo l’8% con contratti a tempo indeterminato. Il 62% dei contratti a tempo determinato ha una durata superiore a tre mesi. Il 49% delle cessazioni avviene per scadenza contratto.

L’agricoltura e i servizi registrano rispettivamente il 47% e il 22% dei rapporti cessati. Il settore agricolo concentra il 63% dei rapporti di lavoro. Il 17% riguarda i servizi. Il 7% l’industria. Il 5% l’edilizia. Il 4,5% alberghi e ristorazione. Il 4% commercio. Il 68% delle assunzioni è riferito a lavoratori privi di qualifica. Questi i titoli di studio: 33% licenza media, 27% qualifica professionale, 19% diploma di scuola secondaria superiore, 15% licenza elementare o nessun titolo di studio, 5% laurea.

 “Ci associamo alle preoccupazioni espresse dal Segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone – spiega Taranto – quando afferma che le attuali riforme non hanno fatto altro che ridurre in modo sostanziale le tutele contrattuali senza tuttavia incidere in modo significativo sul problema occupazionale. Con l’introduzione del contratto a tutele crescenti si è finiti per assorbire il contratto di apprendistato con riflessi negativi sulla occupazione giovanile, facendo crescere l’occupazione tra gli over 50, ma solo per effetto diretto dell’innalzamento dell’età pensionabile e del superamento del sistema delle quote, derivanti dalla somma di età ed anzianità contributiva”.

Gabriele Taranto, Segretario provinciale Ugl Foggia

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