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FOGGIA: Presentazione del libro «L’Umanità come patrimonio» e il «filatoio di comunità» come un altro modo di fare l’esame universitario

L’Unesco, le idee, la storia. I paesaggi della natura e i paesaggi della cultura. L’identità, la cultura popolare, la comunità. La riflessione sulla diversità culturale di genere. L’Unesco e la comunicazione. Uno sguardo da lontano verso altri mondi e uno sguardo da vicino verso il glocale: Matera, Monte Sant’Angelo, Alberobello, Castel del Monte, ma anche Lecce e il Salento. È questa la traccia lungo la quale scava «L’Umanità come Patrimonio. Complessità e intercultura nelle politiche educative Unesco», appena pubblicato per i tipi di «Andrea Pacilli Editore» e curato da Laura Marchetti, docente di didattica delle culture e didattica generale e coordinatrice del Centro sulla complessità all’università di Foggia.

Del lavoro pubblicato si discute domani pomeriggio, mercoledì 6 febbraio 2019, alle 15.30 nell’aula magna del Dipartimento di scienze umanistiche dell’università in via Arpi a Foggia, su iniziativa del Centro sulla complessità e delle cattedre di didattica delle culture e didattica generale.

Il Centro di ricerca sulla complessità con questo evento inaugura un nuovo percorso di attività culturali legate al territorio mentre le cattedre di didattica delle culture e di didattica generale continuano a proporre e sperimentare forme innovative di valutazione. «L’Umanità come Patrimonio» è un lavoro collettaneo maturato attraverso uno scambio culturale con gli studenti, all’indomani della nomina di Marchetti a coordinatrice del Centro sulla complessità. Il lavoro racchiude contributi scientifici di esponenti del mondo accademico (Quinto Borghi, Irene Strazzeri, Angela Colonna), della ricerca storica (Vito Saracino), ma anche interventi di esperti e professionisti (Fabio Congedo, Gianluigi De Vito, Maria Cassanelli) e di neolaureati e laureandi (Gennaro Santorufo, Annalisa Quinto e Martina Calluso). Un lavoro, insomma pensato e costruito in maniera plurale e dal basso, in un’ottica di studio sinergico e approccio pluridisciplinare.

E come è accaduto a conclusione degli anni accademici 2016/17 e 2017/18, prima con l’adattamento originale del Simposio di Platone, e poi con la mostra didattica delle miniature de «L’Aula che vorrei», anche quest’anno i «titoli di coda» delle lezioni di Didattica generale sfileranno in una prova d’esame fuori dagli schemi tradizionali: l’evento di presentazione di «L’Umanità come Patrimonio» si accompagnerà, alle 17.30, al «Filatoio di Comunità», una narrazione teatralizzata anche con momenti musicali, curata e adattata da un gruppo numeroso di frequentanti le lezioni del corso di didattica generale e incentrato su fiaba, mito, educazione naturale. La narrazione del Filatoio di comunità – aperta al pubblico – varrà appunto come prova d’esame.

Per tornare al libro, «l’Unesco, le sue Dichiarazioni, le sue Convenzioni e Risoluzioni diventano il punto di riferimento di una formazione che abbia come orizzonte il progetto di costruzione di un mondo a misura di Umanità, un mondo globale senza gli effetti omologanti e uniformizzanti della globalizzazione», scrive Marchetti, autrice fra l’altro di «La fiaba, la Natura, la Matria, Pensare la decrescita con i Grimm» (Il Melangolo 2014) e «Samar. La luce azzurra ad Itaca, Roma, Baghdad» (Mimesis 2018).

Marchetti, nel secondo Governo Prodi, è stata Sottosegretario all’Ambiente, con delega fra l’altro al paesaggio e all’educazione ambientale. Attualmente è nel Comitato dei Saggi della Regione Puglia dove si occupa della legge sulla Bellezza e, in collaborazione con l’Enciclopedia Treccani, del progetto «La Strada della Fiaba» candidato all’iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità. «Nel corso della storia le società “pure” − i frutti puri − sono impazzite e sono tramontate, mentre le società “babeliche”, aperte alla convivenza delle differenze culturali e linguistiche, sono sopravvissute e si sono evolute. La pace − il dialogo, lo scambio fra di loro − non ha prodotto solo parole o retoriche ma strutture portanti dell’evoluzione e della civiltà che è cresciuta quando, come un bricoleur, ha messo a frutto, in un ordine non gerarchico, i frammenti sociali, politici, economici, ideali, delle diverse società o comunità. È una dinamica ben chiara all’Unesco, l’istituzione mondiale a cui guardano i saggi di questo libro».

«L’Unesco è un’organizzazione con un progetto educativo straordinario – è un altro passaggio della curatrice del volume – un progetto politico che ha come scopo quello di migliorare la situazione politica mondiale, di dare una nuova forma al mondo, eliminando la guerra e il razzismo, ma “nella mente delle persone”, attraverso la diffusione dell’arte, l’educazione, la cultura e la scienza. In questo senso la cultura diventa uno strumento per l’esercizio di un potere alternativo, un potere buono che è un mezzo per ottenere la pace mondiale e una “cittadinanza mondiale”. Tale cittadinanza non si ottiene però solo con il rispetto dei diritti umani e con l’applicazione non formale della giustizia economica e sociale, così come previsto dalla Risoluzione fondativa dell’Onu, ma anche con una metacultura che comprenda in forma non gerarchica la pluralità delle culture e delle società oggi presenti nel mondo, una cultura universale o mondiale o dell’Umanità che non è la semplice sommatoria delle numerose culture degli Stati Nazione e in cui partecipano elementi di identità, di memoria, di appartenenza come elementi dinamici di evoluzione, di aspettative che vanno al di là del semplice elemento locale e che stabiliscono ampi collegamenti tra livello comunitario, quello relativo alla sfera pubblica nazionale e quello globale». Da qui il libro, il filatoio e un percorso di studio e progetti a partire dai siti Unesco di Puglia e Basilicata.

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