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“Fondo diocesano di solidarietà per l’emergenza Covid-19”. È la neonata iniziata varata dalla Caritas della diocesi di San Severo

Il fondo è destinato a “Persone e famiglie in situazione di povertà, con un occhio di riguardo agli operatori economici che hanno difficoltà nelle loro attività in questa fase di ripartenza, ha detto don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana.

Il vescovo della diocesi di San Severo, Mons. Giovanni Checchiato, e il direttore della Caritas diocesana, don Andrea Pupilla, hanno annunciato, pochi giorni fa che, data la nota emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Covid-19 e alle conseguenze sociali che ne sono derivate, la Chiesa locale intende dare un segno concreto di vicinanza alle persone, alle famiglie e agli operatori economici che vivono un momento di difficoltà finanziarie a causa dell’attuale emergenza, con la creazione del “Fondo diocesano di solidarietà per l’emergenza Covid-19”. Il Fondo è costituito da una parte di quello straordinario “8×1000” 2020 che la CEI ha destinato alla Diocesi di San Severo per affrontare i bisogni di persone e famiglie in difficoltà a causa della crisi sanitaria. La Caritas nazionale ha compiuto 49 anni ed è stata sempre in prima linea nel sostegno tangibile alle persone in disagio o in difficoltà. Don Andrea Pupilla, sanseverese, 39 anni, nella Caritas diocesana c’è da tredici anni (3 come vice e 10 da direttore) e ha visto nascere tante povertà, vecchie e nuove. Il Fondo diocesano di solidarietà per l’emergenza Covid-19 è uno strumento appena attivato, i cui dettagli sono reperibile sul sito della stessa Caritas: “Al momento attuale non abbiamo registrato, tra le prime richieste pervenute, quelle di imprenditori e/o commercianti, ma senz’altro volti nuovi e persone che non erano censite a livello di Caritas ma a cui abbiamo dato sostegno durante la pandemia, come i giostrai e che appartiene a categorie simili. Ci sono 200.000 Euro di fondi CEI, più altre risorse locali che stiamo quantificando a livello locale”, ha introdotto così la questione don Andrea Pupilla. “La Caritas diocesana non ha smesso di operare durante il periodo di chiusura e confinamento. Se privarsi della celebrazione dell’Eucaristia e della dimensione comunitaria ha rappresentato una grave limitazione e ha messo a dura prova la fede di tanti cristiani, non era assolutamente possibile sospendere in quella fase la dimensione della carità. A maggior ragione in un momento in cui era ripetuto come un mantra lo slogan ‘Io resto a casa’, la nostra attenzione si è rivolta in primo luogo a coloro che avrebbero voluto restare a casa ma non gli era possibile perché ne erano privi o perché il peso della solitudine si era acuito notevolmente perdendo ogni possibile punto di riferimento in mezzo ad un paesaggio spettrale quale era diventato quello delle nostre città – ha specificato don Andrea Pupilla – Abbiamo scelto di rimodulare alcuni servizi essenziali come la mensa, consegnando una trentina di pasti caldi da asporto al giorno ai nostri ‘soliti’ utenti e ai ‘nuovi’, che arrivavano a causa della crisi scoppiata, osservando scrupolosamente le norme imposte dai decreti del governo. Anche il servizio docce, lavanderia e accoglienza notturna non sono stati sospesi, mentre l’azione di ascolto, fondamentale nel metodo Caritas, è stata svolta soprattutto attraverso il telefono. La Caritas diocesana ha svolto anche un’azione di coordinamento delle Caritas parrocchiali, molte delle quali limitate nell’operatività, esortandole ad una collaborazione concreta con le amministrazioni comunali attraverso i C.O.C. (Centro Operativo Comunale) e gli uffici dei Servizi Sociali. Inoltre, per fronteggiare le numerose richieste delle persone e dei nuclei familiari in difficoltà la Diocesi ha deciso di erogare per ciascuna parrocchia un contributo di 2000 euro. Comunque, tra marzo e maggio in diocesi è stata spesa la somma di circa 30.000 Euro in derrate alimentari senza contare farmaci, dispositivi di protezione individuale e prodotti per l’igiene che comunque sono stati consegnati a chi era in difficoltà”. Archiviata la fase acuta dell’emergenza sanitaria c’è una forma di sostegno che si è tradotta nel Fondo di solidarietà: “Siamo chiamati ad affrontare la crisi sociale ed economica che, credo, ci accompagnerà per alcuni anni. A tal proposito abbiamo già destinato una somma proveniente da una parte del fondo straordinario 8xmille 2020 che la CEI ha destinato ad ogni diocesi e abbiamo costituito il Fondo diocesano di solidarietà per l’emergenza Covid-19 – ha concluso don Andrea Pupilla – L’iniziativa è destinata a persone e famiglie in situazione di povertà o difficoltà per la perdita o riduzione del lavoro a seguito dell’emergenza, con un occhio di riguardo agli operatori economici che hanno difficoltà nelle loro attività in questa fase di ripartenza e che senza un aiuto concreto rischiano di chiudere. Il Fondo sarà gestito dalla Caritas diocesana di San Severo e dalla neonata Fondazione: Il Mandorlo fiorito”.

                                Beniamino PASCALE

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