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INTERVISTA A FRANCESCO MAGGIO «PRIMA LE PERSONE, POST L’ECONOMIA»

  di DESIO CRISTALLI

«Caro Direttore, che piacere risentirla. Sono passati già tre anni dalla nostra ultima intervista ma mi sembra siano volati, forse perché ovunque mi trovi una lettura quotidiana al sito della “GAZZETTA” non manca mai, mi aiuta a tenere salde le radici nella mia città natia».

Chiamo FRANCESCO MAGGIO, sanseverese doc, sebbene da oltre tre decenni con “tenda” altrove, in occasione dell’uscita in questi giorni del suo nuovo libro intitolato “Post economia” (Armando editore). Economista e giornalista, da sempre dedito all’analisi dei rapporti tra etica, economia e società civile cui ha già dedicato una decina circa di saggi, anche per questo suo nuovo lavoro ha scelto come filo conduttore il posizionamento al centro delle dinamiche economiche dell’uomo e della sua dignità.

 

NON CREDE CHE VISTE LE DIFFUSE DISUGUAGLIANZE PER ALCUNI CIÒ POSSA APPARIRE COME UN’UTOPIA?

Ho talmente messo in conto un simile rilievo che sin dal sottotitolo ho voluto essere ancora più chiaro, parlando di «utopia possibile di una società più giusta». No, non è affatto un’utopia, soprattutto se a bollarla come tale è chi trae indubbi vantaggi dallo status quo, o chi lo fa per pigrizia intellettuale, o chi ancora, come gran parte degli economisti, perché rimane ostinatamente ancorato a paradigmi culturali ormai superati che legittimano solo una figura di uomo, l’homo oeconomicus, che ha come unico scopo la massimizzazione del tornaconto personale. Per questi l’altruismo, il primato del bene comune,gli “eroi civili” che abbiamo conosciuto durante il covid, il senso di comunità con annessi diritti e doveri semplicemente non esistono.

 

COME SI COSTRUISCE LA “SUA” POST ECONOMIA?

Innanzitutto sfatando molti miti, sia del discorso economico for profit ma anche di quello non profitdi solito ritenuto “intoccabile” perché ammantato da un’aura di buonismo a mio avviso asfissiante. E poi evitando di cadere nella trappola delle ricette facili, magari veicolate con slogan a effetto.

 

ME NE DICE UNO?

Si, ma preferisco citarne uno salutare come una secchiata di acqua gelida che sveglia dal torpore. Qualche settimana fa ho letto su Robinsonun’intervista al cantautore GIOVANNI LINDO FERRETTI in cui ricordava una famosa frase di una sua canzone che diceva: produci, consuma, crepa. Ecco, credo che questa triade sia la sintesi perfetta di quanto sia stato devastante il pensiero dominante di intendere e vivere l’economia, naturalmente imbellettato con espressioni più forbite e meno urticanti di quelle di LINDO FERRETTI. Ma la sostanza non cambia. Per questo urge cambiare.

 

 

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