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I DRAGHI E L’ ITALIA BAROCCA!

In un Paese grande come l’Italia, ricco di storia e personaggi che hanno contribuito a scriverla, non è difficile oggi fare un’analisi estemporanea delle vicende politiche che ci stanno accompagnando in questo periodo pandemico. Oramai il popolo è stato disarmato e vive in uno stato politico-vegetativo, osservando alla tv le teatrali kermesse che ogni giorno vanno in onda nelle onorevoli stanze. La politica barocca – nel senso svalutativo del termine – in queste ultime settimane è stata caratterizzata da un’estrosità eccentrica e compiaciuta, spesso ai limiti della bizzarria, accompagnata da richiami a un linguaggio politico classico che ha fatto capire sulla scala dei valori quale posto occupa il cittadino. Se fare politica è un’arte, in questo caso ci si avvicina più ad una staticità rinascimentale che a un dinamismo barocco, artisticamente parlando. La politica ha capito che per poter guidare e accordare i comportamenti degli individui bisogna penetrare nel meccanismo interno delle molle che li muovono. Un grande scrittore francese scrisse: “Sappiate con esattezza che cosa potete aspettarvi dagli uomini in generale e da ciascuno di essi in particolare e, poi, lanciatevi nel commercio del mondo”. Un popolo a cui è stato innestato il ceppo della paura è un popolo inerme. Ma gli Italiani non demordono e si affidano, non per scelta, a figure mitologiche-leggendarie. Già con Omero si cita un “drago”, un animale fantastico con una vista acuta, l’agilità di un’aquila e la forza di un leone, ma forse bisogna ricordare la favola di Fedro “LA VOLPE E IL DRAGO”, il mitologico animale appare per la prima volta come guardiano di tesori nascosti, non si sa se fossero europei, a simboleggiare il vizio dell’avarizia. Gli Italiani vivranno il mito o resterà solo una leggenda?

IN PRAETORIIS LEONES, IN CASTRIS LEPORES

(NEL PALAZZO LEONI, NELL’ACCAMPAMENTO LEPRI)

Luigi Marangi.

rubino energas

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