“I miei cani non sono Pit Bull e non hanno aggredito nessuno”: la proprietaria chiarisce i fatti e annuncia un’azione legale

Nella giornata odierna, su diverse testate giornalistiche e attraverso i canali di informazione locali, è stata diffusa una notizia relativa a due cani di razza Pit Bull che, dopo essere fuggiti da un recinto, avrebbero aggredito altri cani e un passante.
Ritengo doveroso fare chiarezza, poiché i due cani protagonisti della vicenda sono di mia proprietà e quanto riportato non corrisponde, per quanto mi consta, alla realtà dei fatti.
I miei due cani vivono con noi nella nostra abitazione, una villetta, e sono parte integrante della nostra famiglia. Non sono Pit Bull, bensì American Staffordshire Terrier (Amstaff), una razza che, pur condividendo una comune origine storica con altre razze di tipo bull, presenta caratteristiche morfologiche e standard di razza propri e distinti.
Ma, al di là della classificazione della razza, ciò che considero più importante è quanto effettivamente accaduto.
Non vi è stata alcuna aggressione, né nei confronti di persone né nei confronti di altri cani, secondo quanto ci è stato riferito e sulla base degli elementi a nostra conoscenza. A ulteriore conferma di ciò, non risulta essere stato prodotto alcun referto medico, né presentata alcuna denuncia per aggressione, né risulta esserci stato un richiamo o un provvedimento nei nostri confronti da parte dell’ente competente intervenuto per il recupero degli animali.
Un particolare appare inoltre significativo: le persone che hanno recuperato i miei cani, anziché trovarsi di fronte ad animali aggressivi o pericolosi, si sarebbero complimentate per la loro docilità e dolcezza, arrivando persino a farli salire sulla propria automobile per poi successivamente consegnarli agli operatori dell’ENPA.
Mi chiedo, pertanto, sulla base di quali elementi sia stata costruita e diffusa una ricostruzione così diversa dai fatti.
Trovo particolarmente grave che, ancora una volta, venga utilizzata l’etichetta “Pit Bull” per descrivere genericamente cani che appartengono a una razza diversa e che, soprattutto, vengano associati automaticamente a episodi di aggressività.
Questo tipo di narrazione rischia di alimentare paura, pregiudizio e discriminazione nei confronti di determinati cani e dei loro proprietari, senza che vi siano necessariamente elementi concreti a sostegno di tali rappresentazioni.
Non intendo entrare in una sterile contrapposizione mediatica. Chiedo semplicemente che vengano rispettati i fatti e che l’informazione venga verificata prima di essere pubblicata e diffusa.
La razza non può diventare un’etichetta attraverso la quale attribuire automaticamente pericolosità o aggressività a un animale. Ogni episodio dovrebbe essere raccontato sulla base di ciò che è realmente accaduto e di elementi verificabili.
Per queste ragioni, mi riservo di tutelare la mia persona e la reputazione dei miei animali nelle sedi opportune e, come già annunciato, procederò con una denuncia per diffamazione nei confronti di chi abbia diffuso informazioni false o lesive della mia reputazione, affinché siano accertate eventuali responsabilità.
Non cerco clamore. Chiedo verità, correttezza e rispetto.
La vicenda dimostra ancora una volta quanto sia importante non trasformare un episodio in un caso mediatico sulla base di pregiudizi o generalizzazioni.
I miei cani non sono quelli descritti nell’articolo. E, soprattutto, prima di giudicare un cane dalla razza, sarebbe opportuno conoscere i fatti.



