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Il 5 febbraio è stata la “Giornata dei calzini spaiati”: Che significato ha, dopo 11 anni, la diversità? Lo spiegano due professionisti dell’associazione Autismosansevero. 

di Beniamino PASCALE

Il 5 febbraio è stata la “Giornata dei calzini spaiati”. Non si tratta di una nuova moda e nemmeno di un’idea di qualche influencer. La ricorrenza serve a diffondere l’amicizia e l’accoglienza della “diversità”. Cosa vuol dire, allora? Lo spiegano due professionisti e componenti dell’associazione “Autismosansevero”: Carla Lara d’Errico, vice presidente del sodalizio e infermiere coordinatore del distretto socio sanitario di San Marco in Lamis; Paolo D’Antuono, psicologo dei Gruppi e della Comunicazione Sociale, iscritto all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo, psicologo dello Sport e del Lavoro; terapista riabilitativo TMA; tirocinante presso il Centro Autismo Territoriale (CAT) di Lucera. “È una giornata che si perpetra da undici anni, grazie all’idea di una maestra della provincia di Udine, allo scopo di sensibilizzare i più piccoli sull’autismo e insegnare ad accettare la diversità – ha dichiarato Carla Lara d’Errico – Encomiabile l’iniziativa. Ma dopo 11 anni cosa ha prodotto? Siamo ancora a sottolineare che c’è una diversità da comprendere ed accettare! Cos’è cambiato a livello sociale per i ragazzi con neuro diversità e le loro famiglie? E per quei ragazzi ‘normali’ che per una volta all’anno hanno indossato calzini differenti a scuola, come si approcciano con i loro amici ‘diversi’? Troppe domande retoriche per una giornata che sembra offrire ormai solo uno slogan, seppur nata con le migliori intenzioni. Noi di ‘Autismosansevero’ stiamo lavorando per andare oltre le parole, creando per i ragazzi con neurodiversità, per le loro famiglie e quanti condividono la loro vita, percorsi di ‘normalità possibile’, senza ghettizzare, senza sottolineare, senza diversificare. A nostro parere non dobbiamo sensibilizzare alla diversità, ma educare la collettività ad una convivenza globale, inclusiva, che comprende i bisogni e le difficoltà di alcuni e stimola la capacità di aiutare di altri a dare un supporto, un sostegno qualificato e bidirezionale: ciascuno può dare, ciascuno può ricevere”. Le conclusioni di d’Errico: “L’approccio al problema è di tipo olistico, multi professionale e nell’ottica della presa in carico. Non è possibile decidere che in un giorno qualunque dell’anno, ricordiamo determinate problematiche dimenticandole dal giorno dopo. Si tratta di guardare in faccia i problemi e mettere in rete istituzioni e professionisti per sviluppare esperienze da sperimentare, migliorare, consolidare e trasformare in servizi. Tanto c’è da fare e tante sono le proposte che stiamo portando avanti”. Paolo D’Antuono e la sua considerazione sulla Giornata dei calzini spaiati: “Spesso il concetto di diversità, che sia essa razziale, etnica, religiosa, culturale, sessuale, fisica, intellettiva, soprattutto in ambito sociale, assume una connotazione negativa e, purtroppo, talvolta anche dispregiativa. Questa potrebbe tuttavia essere superata dedicando un maggiore impegno alla ‘scoperta’ dell’altro e quindi alla conoscenza di ciò che è differente da noi, in un processo d’integrazione e arricchimento della nostra crescita personale. Questo è quello che vivo ogni giorno, nella mia attività di terapista TMA della riabilitazione cognitiva-comportamentale, in acqua con i ragazzi autistici: ogni volta porto a casa qualcosa di nuovo, di diverso. Ciò – ha continuato lo specialista – mi ha spinto a dedicare le mie competenze professionali all’associazione Autismosansevero di cui sono socio-fondatore. In questi anni, ho imparato che assumere un atteggiamento di apertura nei confronti di ciò che riteniamo diverso non solo ci permette di ampliare le nostre conoscenze, ma, ancor più importante, ci consente di migliorare le nostre competenze emotive. Per noi addetti ai lavori ogni iniziativa, come la ‘Giornata dei calzini spaiati’ o la Giornata della consapevolezza sull’autismo, volta a sensibilizzare sul tema della diversità, e in particolar modo sul tema dell’autismo e della neurodiversità, è sempre accolta con grande entusiasmo e interesse, specialmente se seguita da una concreta risposta da parte della società. Ed è questo il nodo cruciale della questione”. Le conclusioni di Elvira de Santis, presidente di Autismosansevero: “Una società inclusiva vuol dire che nessuno è incluso perché nessuno mai dev’essere escluso. Come associazione ci poniamo l’obiettivo di promuovere una cultura di legittimazione della disabilità e della diversità”.

(in foto a sinistra Carla Lara D’Errico. al centro il dott. Paolo D’antuono)

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