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Il “Capitano” non lo merita. “Ultimo” va preservato. L’appello dei N.O.C.

 [Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana]

I N.O.C. sono agenti operativi che assumono ruoli segreti in organizzazioni senza legami ufficiali con i governi per i quali lavorano, pur svolgendo anche un altro lavoro. Tali agenti sono tipicamente abbreviati in gergo spionistico come NOC. Questi agenti sono anche noti come “illegali”. Gli agenti sotto copertura non ufficiali se catturati o scoperti durante la loro azione lavorativa, sono soggetti a severe sanzioni penali. Gli agenti sotto copertura non ufficiali sono anche abituati a negare qualsiasi legame con il loro governo, preservando così la plausibile negazione, ma anche negando loro qualsiasi speranza di assistenza legale diplomatica o riconoscimento ufficiale del loro servizio. A volte, vengono create società di facciata o entità di paglia per fornire false identità per gli agenti. “E noi in Italia ne avevamo ne avevamo una”. Fatta premessa per i N.O.C. veniamo alla vera ragione per la quale abbiamo ritenuto di inviare ad un giornalista questo articolo da pubblicare.

Oggi, 3 settembre del 2018 è diventato per molti italiani un giorno di lutto. Sarà indelebile nel cuore e nella mente di chi ha sempre creduto nella legalità, onestà, giustizia, di un Belpaese funestato da un cancro chiamato mafia.

Lo Stato Italiano ha deciso di sopprimere la scorta al Colonello dell’Arma dei Carabinieri Sergio De Caprio, conosciuto lodevolmente come “Capitano Ultimo”.

“Ultimo”, il “Capitano”, come lo è ora per i suoi elettori il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, dal 3 settembre 2018 è diventato oggetto di tutti quelli che gli vorranno del male. Ciò la riteniamo un’ingiustizia, un sopruso verso chi ha estirpato parte di quel cancro e un abuso di chi non ha compreso il grave atto di pericolo cui “Capitano Ultimo” sta andando incontro. Da quel 15 gennaio 1993 quando “Ultimo” e i suoi uomini assicurarono alle Patrie Galere il boss di cosa nostra, il capo dei capi, il corleonese Totò Riina, l’Italia ha tirato un sospiro di sollievo poi diventato vento di legalità e giustizia. Ma fu anche la data di condanna a morte da parte di Cosa Nostra per “Capitano Ultimo”. Ricercato da tutti i mafiosi del mondo, il “Capitano” iniziò a vivere come se fosse un latitante, nascondendosi, coprendosi il volto, scortato dapprima dai suoi fedelissimi e poi da chi lo Stato decise.

Oggi la vita di “Ultimo” è seriamente in pericolo.

Noi siamo con “Capitano Ultimo” e con gran parte degli italiani che segue e vede questa storia come l’ennesima dimostrazione che a far il proprio dovere a volte costa caro.

Condividiamo appieno l’appello fatto da Rita Dalla Chiesa, che da anni chiede maggior sicurezza verso la persona del Colonnello De Caprio, che non subisca la stessa sorte di suo padre, il Generale dalla Chiesa, trucidato il 3 Settembre 1982 a Palermo (coincidenza?) in un’auto solo perché stava adempiendo il suo dovere che era il suo amato lavoro.

L’appello è rivolto all’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini affinché si faccia sentire all’U.C.I.S. (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza) e dia corso a un nuovo procedimento di messa in sicurezza di “Capitano Ultimo”, conferendogli nuovamente la scorta.

È vero, “Ultimo” in questi anni ha subito processi per infondate accuse, di assurde colpe complottiste, costruite ad hoc per screditarlo. A nostro avviso, e per moltissimi italiani, erano, sono e rimarranno infamie gratuite solo per nascondere verità e malfatti di altri personaggi di spicco che con la mafia ha pranzato, cenato, ha trattato loscamente per affari personali. Tutte infamie finora rimandate al mittente. Accuse che hanno alimentato l’odio verso chi senza esitare ha incrinato la Cupola di un sistema mafioso fino allora vertice di uno Stato parallelo presente nei Palazzi romani.

I N.O.C. (Non Official Cover) presenti maggiormente in Europa non ci stanno a questo abuso-sopruso, una seconda condanna a morte per il “Capitano Ultimo”.

Tutti gli Italiani in “doppiopetto” e non che gli devono un grazie ora dove sono?

Ultimo è una questione Morale, è “l’ultimo” simbolo di una lotta alla mafia in vecchio stile, del resto come noi N.O.C. a livello europeo operiamo. Preservarlo è un dovere di ogni Italiano

Salvini, da Capitano a Capitano, rendi giustizia a chi ha dato giustizia. “Capitano Ultimo” non può esser lasciato solo; sarebbe l’ennesima ingiustizia verso chi ha lottato per garantire all’Italia e alla sua progenie un futuro migliore, nella legalità, giustizia e libertà di vivere.

 

#NoiCiSiamo #NOC #NOCPress

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