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IL CONTRIBUTO MARGINALE (?) DEL “PALO” NELLA RAPINA

La tecnica di formulazione delle norme penali è rivolta all’agente singolo e non regola le condotte “atipiche” di eventuali concorrenti nel reato.
Si pensi al reato di rapina, dove il codice prevede una punizione solo per chi si impossessa della cosa mobile
altrui; non per chi, ad esempio, ricopra il ruolo di “palo” (partecipe nel reato, che consente al complice di mettere a segno il colpo) o per chi si ponga alla guida dell’auto che serve per fuggire (con un atto decisivo perché funzionale a garantire l’impunità dell’azione criminosa).
Ebbene, solo l’esecutore materiale (il soggetto incappucciato che entra nella banca per la rapina) pone in essere un’azione conforme a quella prevista dal codice penale mentre gli altri correi realizzano delle condotte c.d. atipiche che di per sé valutate sono astrattamente lecite (non è reato sostare nei pressi di una banca con aria circospetta o condurre un’autovettura in un luogo sicuro).
È solo grazie alla norma sul concorso di persone nel reato, prevista dalla parte generale del codice penale (all’art. 110 c.p.) che avviene una “espansione” della punibilità delle singole fattispecie di reato, giungendo così alla punizione delle condotte c.d. atipiche (non necessariamente contrarie alla legge, se valutate singolarmente).
A temperamento del regime sanzionatorio per la diversità morfologica delle azioni perpetrate, il Giudice, qualora ritenga che l’opera prestata da taluna delle persone che sono concorse nel reato abbia avuto minima importanza nella preparazione o nell’esecuzione dello stesso, può diminuire la pena.
Nella specie, da tempo dibattuta è la questione relativa al ruolo del “palo” nella rapina, tra fautori della teoria della marginalità del contributo causale e sostenitori della tesi comparatistica con l’esecutore materiale del delitto.
Afferma la Cassazione che ai fini dell’integrazione della circostanza attenuante della “minima partecipazione” (art. 114 c.p.), non è sufficiente una “minore efficacia causale” dell’attività prestata da un correo (il palo)
rispetto a quella realizzata dagli altri, ma è necessario che il contributo dato si sia concretizzato
nell’assunzione di un ruolo di rilevanza del tutto “marginale” , ossia di efficacia causale così lieve rispetto all’evento da risultare trascurabile nell’economia generale dell’iter criminoso.
Ne deriva che, ai fini dell’applicabilità dell’attenuante in questione, non basta procedere a una comparazione tra le condotte dei vari soggetti concorrenti, ma occorre accertare (attraverso una valutazione della tipologia del fatto criminoso perpetrato in concreto con tutte le sue componenti soggettive, oggettive e ambientali), il grado di efficienza causale, sia materiale, sia psicologica, dei singoli comportamenti, rispetto alla produzione dell’evento, configurandosi la minima partecipazione, di cui all’art. 114 c.p., solo quando la condotta del correo abbia inciso sul risultato finale dell’impresa criminosa in maniera del tutto secondaria; tale cioè da poter essere avulsa, senza apprezzabili conseguenze pratiche, dalla serie causale produttiva dell’evento.
Eliminando mentalmente il contributo del “palo” il reato ha minori chance di successo: per cui il ruolo della sentinella non è di “minima importanza”.
Allo stesso modo, porsi alla guida dell’auto che serve per fuggire è un atto decisivo e dirimente in quanto funzionale a garantire l’impunità dell’azione criminosa; nient’affatto marginale e irrilevante.
Nessuna attenuante, dunque, nei due casi citati.
Resta, sul punto, l’autorevole e tranciante analisi del Mantovani, il quale ha osservato che il riferimento alla “minima importanza” non è (come ogni concetto quantitativo), di facile definizione né di immediata classificazione, onde un largo margine di discrezionalità è lasciato inesorabilmente al Giudice.

Rubrica a cura dell’Avv. Mauro Casillo

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