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“TESORI DAUNI” – DI SANGRO, IL CRISTO “BRUCIATO” DI TORREMAGGIORE E IL CRISTO VELATO DI NAPOLI

C’è un legame molto stretto tra la Capitanata e la Campania, definito oltre che dagli eventi storici anche da alcuni personaggi, come il principe Raimondo di Sangro.
C’è un legame molto stretto tra la Capitanata e la Campania, definito oltre che dagli eventi storici anche da alcuni personaggi, come il principe Raimondo di Sangro.
Nato nel 1710 a Torremaggiore, divenne settimo principe di Sansevero a soli 16 anni, ereditando anche il palazzo di Sangro, a Napoli, dove si stabilirà all’età di 17 anni.
A Napoli dimostrerà le sue doti di enfant prodige, realizzando un percorso scolastico straordinario, tra filosofia, l’architettura militare, l’idrostatica, la pirotecnica e le scienze naturali: giungerà inoltre ad imparare con padronanza almeno otto lingue. La sua prima invenzione la realizzerà a soli 19 anni.
Diverse le cariche ufficiali ricevute negli anni, che non hanno limitato la sua attività di ricerca. Infatti la metà del XVIII secolo vedrà un fiorire di scoperte e riconoscimenti per Raimondo che, accademico della Crusca, studiò anche il pensiero illuminista.
Tante le sue invenzioni memorabili, ma il progetto maggiore del Principe resta la realizzazione della Cappella Sansevero, che ospita opere cariche di fascino e suggestione, riconosciute capolavori dell’arte mondiale, su cui spicca il Cristo Velato.
Opera di Giuseppe Sammartino, del 1753, raffigura un Cristo morente. La statua appare ricoperta da un velo di marmo, in uno con la statua stessa e con il giaciglio sulla quale è scolpita. Mirabile la visione della statua attraverso il velo, che erroneamente si crede posto successivamente sull’opera e marmorizzato attraverso la calcificazione del tessuto in cristalli di marmo – a nutrire la leggenda e le gesta alchemiche del Principe di Sansevero.
Notevoli le somiglianze dell’opera napoletana con l’antico Cristo morto di Torremaggiore, bruciato nel 1926 e conservato nella cappella dei di Sangro, nella Chiesa di Sant’Anna. Anche in questo caso la statua è scolpita su un giaciglio, con forme e posizione che ricordano quelle del Cristo Velato. Ignoto l’autore (che sia Giuseppe Sanmartino oppure Antonio Corradini: quest’ultimo già autore della Pudicizia e a cui in origine era stata assegnata la realizzazione del Cristo Velato?).
Resta insieme all’ennesimo mistero, una testimonianza del pensiero e del gusto del Principe di Sangro, che ha fatto della cittadina d’origine un laboratorio per le proprie idee e visioni.
Un’opera di pregio, ancor più se considerata in relazione al Cristo Velato e alla Cappella Sansevero di Napoli, senz’altro degna di valore storico, artistico e turistico insieme, e che sfila di diritto tra i “Tesori Dauni”.
Nazario Tartaglione

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