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“IL FASCINO MERAVIGLIOSO DELLA MONTAGNA” intervista a Leonardo Avezzano

di Mario Bocola

Ama Dablam, la Rosa dell’Himalaya, è stato l’accattivante titolo della mostra fotografica del giovane fotografo, Leonardo Avezzano, un innamorato folle della bellezza meravigliosa delle montagne del mondo. Avezzano ha offerto alla visione dello spettatore scatti straordinari da far restare veramente incantati e “a bocca aperta”, per il particolare immortalato dalla sua macchina fotografica, il colore, il “carpe diem”, ossia l’attimo fuggente che solo la fotografia può catturare. La mostra del giovane Avezzano, di origini sanseveresi, si è tenuta presso l’Enopolio Dauno, in via Soccorso a San Severo a cavallo tra le feste di Natale e di Capodanno. Lo abbiamo intervistato ed ecco cosa ha risposto alle nostre domande:

UNA NUOVA MOSTRA FOTOGRAFICA ALLA SCOPERTA DEGLI SPLENDORI DELLE MONTAGNE DEL MONDO. IL FASCINO DELLA MONTAGNA E IL RISPETTO DELL’AMBIENTE SONO UN BINOMIO INSCINDIBILE. QUALI SENSAZIONI PROVI FOTOGRAFANDO LE MONTAGNE DEL MONDO?
Assistere all’onnipotenza della Natura è un privilegio. Passiamo sempre più tempo in città, nelle nostre case e a volte ignoriamo la simbiosi che abbiamo con il pianeta. Fotografare è catturare quelle emozioni in una istantanea, è un attimo rubato a quel privilegio, quindi deve valerne la pena. Quell’attimo, se catturato, deve durare per sempre, vivere di vita propria. E la maggior parte delle volte, sinceramente, non ci riesco.

COSA HAI PENSATO QUANDO TI SEI TROVATO DAVANTI AMA DABLAM? QUALI EFFETTI PRODUCE PER UN FOTOGRAFO IMMORTALARE VISIONI SPETTACOLARI DI UNA MONTAGNA?
L’Ama Dablam è stato un sogno da sempre, da quando conosco le montagne. L’ho ammirata tante volte in foto, ma la prima volta che la montagna si è mostrata a me e ho avuto la possibilità di guardarla con i miei occhi, mi è mancato il fiato. Era tanto bella quanto difficile da scalare e fotografare. È come avere la donna più bella del mondo che ti si offre per un ritratto, e non sai se saprai onorare tanta bellezza. Poi ci sono delle difficoltà tecniche a scattare in parete o a 6000 metri, ma questa è un’altra storia.

PRIMA DI AMA DABLAM QUALI SONO STATE LE MONTAGNE CHE TI HANNO PIU’ AFFASCINATO?
Non sono attratto dalle montagne più alte ma dalle più belle e difficili, o quelle con una storia unica. Il Cervino, l’Alpa Mayo, il Macchapuchre, il Nanga Parbat, sono tutte montagne bellissime e uniche nel loro genere, dove non sono io a scegliere la montagna ma la montagna a scegliere me.

LE TUE FOTO NON IMMORTALANO SOLO I PAESAGGI INCANTEVOLI DELLO SPLENDORE DELLE VETTE, DELLA BELLEZZA MERAVIGLIOSA DEL CREATO, MA ANCHE SCENE DELLA VITA QUOTIDIANA. COSA SI PROVA STANDO A CONTATTO CON ALTRE REALTÁ DEL MONDO?
La diversità rappresenta ricchezza, perchè si impara tanto da ciò che non si conosce, soprattutto se si è aperti ad ascoltare e osservare. Mi piace mescolarmi con i locali, osservando e rispettando i loro valori e usanze, mi sforzo di parlare la loro lingua anche se a volte risulterebbe impossibile. Ma ho sempre la stessa convinzione: se c’e’ davvero una mutuale intenzione di comunicare lo si fa anche senza parlare la stessa lingua.

COSA RAPPRESENTA PER TE LA MONTAGNA?
La montagna è tutt’altro che un mucchio di roccia. Le montagne sono i pilastri del cielo, è ciò che di più eterno esiste a questo mondo. È energia solidificata che attrae altra energia. Quello che porti dentro andando lassù viene amplificata all’ennesima potenza.

COME È ANDATA LA MOSTRA FOTOGRAFICA? SEI SODDISFATTO? VUOI ANTICIPARE QUALCHE ALTRA TUA PROSSIMA AVVENTURA?
Sono molto felice di aver condiviso questi momenti con i visitatori della mostra. Ho ricevuto tante domande, quindi sono soddisfatto che l’evento abbia creato curiosità, per me è stato un po’ scalare l’Ama Dablam una seconda volta. Mi piacerebbe tanto scalare il Nanga Parbat, il massiccio più grande della Terra (il Monte Bianco ci sta dentro 40 volte, l’Everest 2) inoltre con la parete di roccia più estesa. Ma sarà un progetto che richiederà tempo per prepararla.

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