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Il fisico Battiston: “La Puglia non ha scelta, zona rossa almeno per un mese”

bari.repubblica – L’ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana, oggi professore di Fisica all’università di Trento, è diventato noto per le sue proiezioni sulla diffusione del contagio: il 24 dicembre scorso lanciava un pericolo di terza ondata in alcune regioni, soprattutto in Puglia.

“Il motore del contagio in Puglia è sempre rimasto acceso. Per questo ora la realtà è peggiore delle previsioni e l’unica soluzione è la zona rossa”. Roberto Battiston, ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana, oggi professore di Fisica all’università di Trento, è diventato noto per le sue proiezioni sulla diffusione del contagio. Proiezioni, basate su totale di infetti attivi e indice di contagiosità, che si sono sempre avverate. In un’intervista a Repubblica il 24 dicembre scorso lanciava un pericolo di terza ondata in alcune regioni, soprattutto in Puglia, prevedendo che al 7 gennaio gli infetti attualmente attivi sarebbero stati 48mila.

Professore, purtroppo la realtà è anche peggiore visto che a oggi in Puglia già si contano 54mila attualmente positivi. Cosa significa?
“Bisogna fare una premessa e partire dal mese di ottobre, mese in cui si assisteva in tutta Italia a una crescita rapidissima del contagio. Che corrispondeva a un Rt di 1,5, livello che la Puglia ha superato attestandosi a 1,6. Una velocità di crescita insostenibile che stava saturando gli ospedali. Il Dpcm del governo del 12 ottobre che ha reso obbligatoria la mascherina in pubblico e ha limitato gli orari di apertura dei ristoranti, si è rivelato efficace. In tutta Italia si è assistito a un inizio di una discesa con cali dell’Rt più ripidi nelle Regioni entrate in zona rossa già ai primi di novembre. La Puglia in quel momento era gialla perché per andare in zona rossa occorreva essere sopra 1,5 di Rt. Per andare in zona arancione sopra 1,25. La Puglia è rimasta gialla fino al 6 novembre, quando il governo ha varato la divisione delle regioni per fasce di colori spostando la vostra regione in zona arancione”.

Paghiamo quell’errore di valutazione?

“Io posso solo dire che a posteriori si è constatato che le Regioni in zona gialla non hanno avuto risultati efficaci in termini di riduzione di Rt. Quello che veramente ha funzionato è il lockdown della zona rossa. Non a caso la Puglia dal 25 ottobre fino a metà dicembre ha avuto un Rt sempre sopra 1”.

Cosa significa?
“Significa che l’epidemia ha continuato la sua fase di crescita. È come un motore acceso che spinge.
La Puglia di fatto è rimasta col motore acceso del contagio, magari a bassa intensità, ma sempre acceso. Oggi è ancora appena sopra 1”.

E dunque, tornando alla domanda iniziale, è questo il motivo per cui oggi la realtà è peggiore delle sue previsioni?
“Il peggioramento nei giorni precedenti il Natale ha fatto sì che anche questa previsione, che non era ottimistica, fosse superata da una realtà ancora peggiore. In Puglia dunque siamo arrivati al punto che si sta facendo fatica a raggiungere il picco. Ogni giorno si ammalano tante persone quante ne guariscono e il picco non si raggiunge mai. E si sposta più in là. Possiamo dire che la Puglia è pienamente nel picco della seconda fase”.

Vuol dire che anche la terza ondata è vicina?
“Vuol dire che ci si trova in una condizione di equilibrio instabile. Se si comincia a mettere in moto la società, immediatamente parte la terza ondata”.

Intanto si ragiona sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio.
“Dovrebbero essere riaperte in modo differenziato fra regioni. Io credo che la Puglia abbia ancora bisogno della didattica a distanza. La realtà è che alla vostra regione è mancata un’azione, tipo zona rossa, che raffreddasse in modo sostanziale l’epidemia”.

Eppure la Puglia è stata tra le prime regioni a chiudere quasi tutte le scuole. Ma i contagi sono saliti lo stesso. Questo scagionerebbe in parte la scuola come vettore di diffusione del contagio, o no? Secondo lei perché?
“Bisogna considerare che il governo aveva già previsto il 23 ottobre la didattica a distanza a livello nazionale per le seconde e terze medie e per i licei. Quello che è stato chiuso in più in Puglia ha aiutato fino a un certo punto. Il fatto di aver bloccato prima media e elementari ha aggiunto poco alla decisione nazionale”.

Ora la Puglia è fra le regioni che rischiano di andare in zona arancione dopo l’11 gennaio. D’accordo o serve la zona rossa?
“Io penso che questi continui cambi di colore non facciano bene. Occorre più tempo, almeno un mese, per avere dei risultati. La Puglia è in una situazione un po’ cronica. Dal 23 ottobre praticamente il suo Rt non è mai sceso sotto 1. Si è creata una grande quantità di infetti, un bacino che deve essere a tutti i costi ridotto in modo drastico. È dimostrato che la zona rossa sia più efficace nel ridurre i contagi, dunque alla domanda se preferisco un mese in zona arancione o uno in zona rossa, la mia risposta è la zona rossa. Perché altrimenti si rischia solo di perdere tempo prezioso e, di conseguenza, di dover ripartire con la riapertura di tutta la società sempre più tardi”.

fonte bari.repubblica

rubino energas

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