Prima pagina

Il gioco legale è l’1% del PIL ma preoccupano i dati su occupazione e stabilità della filiera

Finalmente il gioco fisico riparte. La deadline è fissata al 1 luglio ma in un’Italia tutta in zona bianca è stato possibile anticipare di qualche giorno la riapertura che ridà speranze a aziende e lavoratori.
Finora il dissanguamento è stato evitato dal blocco dei licenziamenti, stavolta in scadenza però il 1 luglio. Da lì si faranno i conti con i veri danni causati dal Covid-19.

Uno studio di settore pubblicato su Gaming Insider ha confermato una cosa quasi ovvia. Durante la crisi pandemica la CIG e il blocco dei licenziamenti hanno consentito la

Il settore del gioco è emerso con tutte le sue rilevanze: rappresenta l’1% del PIL Italiano, con un valore aggiunto di 15 miliardi e mezzo, compreso l’indotto.

Parte dei lavoratori del settore è calcolata come Unità di Lavoro Standard, con un orario di 8 ore e 5 giorni alla settimana per dodici mesi annui. Tutti risultano dunque lavoratori a tempo pieno.
Il dato parla di 78.5000 ULA compresi gli indiretti, come i provider. Il totale arriva a 197mila persone impiegate.

Sul fronte del gioco online non si possono fare stime, ma la crescita dal 2013 al 2019 è chiara: più 250%. I dati tra 2020 e 2021 probabilmente andranno al 500%.

I numeri sulla distribuzione sul territorio nazionale di AWP e VLT sono altrettanto chiari: giochi e slot dislocati in oltre 56.000 esercizi italiani, quasi tutti bar. Un patrimonio da difendere.

Un campanello d’allarme è stato dato dall’INPS, sui settori più colpiti da marzo a maggio 2020. Il personale a tempo determinato è calato del 6,6%, ma a novembre la quota ha toccato il 7,5%.
La quota dei lavoratori in smart working  passa dal 5% di gennaio-febbraio 2020 al 48,3% di marzo-aprile 2020; per poi scendere al 39,1% fra gennaio e marzo 2021.

Nel terzo settore l’occupazione è diminuita del -2,3%, mentre il dato crolla al -7,6% nei settori intrattenimento e divertimento. Un autentico dramma.

Altri articoli

Back to top button