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IL LASER…QUESTO SCONOSCIUTO!

di ELOISA VIGLIAROLI

Oggi più che mai l’ odontoiatra, per affrontare coscienziosamente la professione e ridurre al minimo il margine di errore ed il rischio di fallimento terapeutico, deve provvedere ad un continuo aggiornamento così da mantenere attuale la sua formazione professionale.
L’Odontoiatria, inoltre, tende  sempre più ad essere conservativa e mini invasiva grazie anche alla tecnologia che mette a disposizione sofisticati strumenti che contribuiscono a rendere gli interventi terapeutici sempre più sicuri ed accurati.
Ad esempio l’ausilio della microscopia, così come l’utilizzo della chirurgia ultrasonica o del laser, con la sua versatilità e modulabilità, rendono le cure odontoiatriche molto meno dolorose per i pazienti, aumentandone quindi sia il grado di soddisfazione che la compliance.

Da tempo il laser è uno strumento che trova una vasta gamma di applicazioni in campo medico e in quasi tutte le branche e specializzazioni viene utilizzato con successo.
Anche negli studi odontoiatrici, l’uso del laser ha permesso da tempo ai professionisti che se ne avvalgono, di migliorare la qualità delle proprie prestazioni e, soprattutto, di mettere i pazienti nella condizione di approcciarsi alle diverse cure con maggiore tranquillità, vista la mini invasività, la predicibilità delle terapie e il miglioramento del decorso postoperatorio.
Ciò non vuol dire che, con l’odontoiatria laser assistita, vengano abbandonati gli strumenti la cui efficacia è comprovata e consolidata dai successi terapeutici testimoniati dai pazienti curati e mantenuti sani nel tempo: il laser può costituire però un valore aggiunto in molte terapie odontoiatriche.
La tecnologia laser, essendo in costante evoluzione, richiede però una preparazione di base che metta nella condizione di poter usufruire appieno delle sue potenzialità.
L’impiego del laser, infatti, si può definire semplice, ma non banale, a patto che si siano apprese tecniche e modalità corrette di applicazione. È infatti sempre una precisa responsabilità del professionista iniziare ad usare uno strumento solo dopo aver frequentato corsi di formazione adeguati. In campo odontoiatrico ci si trova sempre a che fare con il problema dell’invasività, non solo quellache spaventa il paziente odontofobico, ma anche quella che interessa il paziente “normale”, il bambino, l’anziano, il disabile. Proprio l’ invasività è spesso fonte di dolore ed edema post intervento, di sanguinamento e conseguente necessità di ricorso a terapia farmacologica antidolorifica e/o antibiotica; sovente inoltre, un decorso post operatorio doloroso può causare perdita di ore di lavoro.L’uso del laser, sempre che sia usato con perizia, porta spesso ad una significativa riduzionedell’impiego dell’ anestesia , ad un minor utilizzo dei farmaci nel postoperatorio da parte delpaziente, a scarsi o nulli effetti collaterali; la guarigione dei tessuti risulta inoltre migliore e l’effettoantalgico è in genere immediato.Il laser può essere sfruttato sia per l’energia fotonica che emette e per l’interazione che essaesercita sui tessuti, sia per l’effetto fototermico che produce.

È comunque indispensabile tener conto delle varie lunghezze d’onda perchè ognuna di esse interagisce in modo diverso con i tessuti: alcune lunghezze d’onda sono quindi idonee nei trattamenti terapeutici dei tessuti molli, mentre alte esplicano i loro effetti su quelli duri.
È inoltre necessario apprendere le modalità di adattamento dei vari parametri delle singole macchine ad ogni specifica situazione (per es.in caso di un’incisione di un tessuto più o meno vascolarizzato o più o meno pigmentato).Grazie all’ ampia scelta e “modulabilità” dei parametri, si possono affrontare terapie diverse qualiad esempio quelle che richiedono incisione dei tessuti molli (gengivectomie, prelievi bioptici,apertura del solco per la presa dell’impronta, opercolizzazioni, frenulectomie, solo per citarnealcune…); oppure terapie conservative laddove si possa sostituire completamente o parzialmentel’uso delle frese nel trattamento di lesioni cariose, incappucciamenti della polpa; oppure quando sivoglia sterilizzare il canale radicolare in endodonzia; oppure ancora in caso di allungamento dicorona clinica.Negli sbiancamenti dentali, sia di denti vitali che non, si ottengono ottimi risultati, con riduzione deitempi operativi e della sensibilità post trattamento; nei pazienti coagulopatici si riduce il rischio diemorragie; in caso di angiomi del labbro si può non ricorrere all’uso del bisturi.Un capitolo a parte lo merita la fotobiomodulazione che sfrutta la capacità del laser, quandoimpiegato a basse potenze, di aumentare l’effetto antalgico, ridurre gli edemi ed accelerare il
processo di guarigione.Si potrebbe parlare a lungo enumerando le diverse terapie attuabili con il laser ma preme quisottolineare che il laser non è uno strumento che intende porsi in competizione od opporsi atecniche tradizionali consolidate e sperimentate: semplicemente si vuole sollecitare all’ attenzioneverso uno strumento che vanta già un curriculum degno di nota in molti ambiti mentre per altrinecessita di esser ancora studiato attentamente con spirito certamente critico ma scevro da
pregiudizi.

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