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IL “MES”, IL SOGNO PROIBITO.

ORA! LEGALE.

Il dibattito politico che imperversa in questi giorni è incentrato sulla necessità e capacità delle forze politiche di impiegare al meglio le risorse del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, altrimenti detto “RecoveryPlan” e soprattutto sull’utilizzo del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, cosiddetto Salva Stati.

Il MES è il sogno proibito di molti.

Com’è noto, i 37 miliardi di questo strumento saranno elargiti in ambito sanitario, a condizioni estremamente favorevoli rispetto a quelle che offre il mercato e senza i gravosi presupposti che erano stati approvati originariamente.

Quindi, a detta di molti, potrebbe essere utilizzato, perché è particolarmente vantaggioso.

Si ricordi però che è pur sempre un finanziamento, cioè sono soldi da restituire.

Ma senza progetti validi ed una programmazione specifica della riforma che si vuole attuare in ambito sanitario, diventa una voce di spesa ulteriore, che va a pesare sul bilancio dello stato e che aumenta il debito pubblico.

Prima vanno provati rimedi di contenimento della spesa sanitaria superflua, la cosiddetta riforma a costo zero, attuabile tra l’altro in tutto il comparto della pubblica amministrazione.

Va espletato un monitoraggio ed una regolamentazione sui costi correnti, per evitare per esempio che gli apparecchi e le forniture abbiano un costo superiore, rispetto a quello del mercato.

E’ questo il vero problema della spesa in ambito Sanitario, che ha una produttività davvero scarsa.

Senza che ciò pesi sul diritto dei cittadini ad una sanità pubblica ed accessibile a tutti.

Solo allora si potrà pensare di utilizzare fondi che inevitabilmente, come detto rappresentano un gravame per le casse dello stato.

Magari si potrebbe scoprire che l’attività di razionalizzazione sopra descritta, potrebbe sortire i suoi effetti e rendere superfluo il ricorso a questo mezzo.

LUIGI CENTUORI

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