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IL MISTERO DELLA PANTERA SANSEVERESE

di TERESA FRANCONE

“Un film dove la tensione è palpabile. Un ACTION MOVIE adrenalinico. Avvistamenti e presunti attacchi di una Pantera che conquista l’attenzione delle televisioni, dei giornali e del web, accendendo i riflettori sulla città di San Severo. La minaccia di un aggraziato, furtivo e bellissimo felino che incute il terrore su un territorio dal paesaggio mozzafiato. Un eccellente commando di uomini per catturarla. Un dispiegamento di forze sulle tracce delle sue misteriose apparizioni”. Questo si direbbe se fossimo stati davvero il set cinematografico di questa storia. In realtà è una vicenda dal sapore tragicomico. Il dramma di un pericoloso predatore cresciuto lontano dal suo habitat naturale, che messo in libertà, si aggira per le campagne della nostra città e i quali avvistamenti si sposterebbero nelle zone di Apricena, San Nicandro Garganico e sulla strada provinciale per San Marco in Lamis. Una sciagura, se si fosse addentrata nelle zone impervie del Gargano. Allevatori, agricoltori, escursionisti a piedi e in bicicletta, fungaioli e chiunque si trovi nelle zone di Bosco Rosso, Bosco Quarto…, potrebbero incrociare il suo dorato sguardo mentre è appollaiato su un albero in attesa di lanciarsi sulla malcapitata preda, anche se alcuni studi dicono che questi esemplari siano più attivi durante le notti di luna piena. La catena alimentare della fauna locale spezzata da uno sconosciuto predatore. Un solitario e velocissimo animale che come un’ombra appare e scompare, sfruttando la sua capacità di mimetizzarsi e muoversi in silenzio. Ma la paura di aggressioni, non ha fermato il faceto modo di vedere le cose dei sanseveresi, che hanno dato al fatto una nuova versione, come quella che si ode tra la voce di popolo, che assicura che l’illegale proprietario sia stato toccato anch’esso dalla crisi economica, con la conseguente impossibilità di sfamare con lauti pranzi, un grosso gattone nero, e lo abbia lasciato libero di ritrovare quell’istinto assopito dalla cattività. Curioso come i cittadini si siano avvicendati ad acculturarsi sulla Panthera Pardus, che altro non è un Leopardo, in questo caso nero, a causa di un gene che provoca il melanismo (eccesso di melanina).  Si è avuta confermadi quanta ignoranza vige al di fuori del nostro territorio, in quanto alcuni nel resto d’Italia, non conoscono la differente localizzazione   del Gargano in confronto alle Murge. Non mancano i miraggi di un nero e grosso cane corso scambiato per una pantera e filmati che avrebbero immortalato il suo passaggio. Tra impronte e testimoni oculari si è giunti a conoscenza che i PREDATOR(AEREI SENZA PILOTA) dell’Aeronautica Militare di Amendola, solitamente sorvolino i nostri cieli, a nostra insaputa, ed in questa occasione stanno collaborandonella caccia serrata della bestia. Uno scenario di “guerra” con DRONI dotati di termocamera, gabbie e trappole farcite di carne, veterinari specializzati e corpi speciali con attrezzature altamente tecnologiche. I veri esperti e documentaristi del National Geographic affermano, però,che questo animale sia talmente schivo da non permettere una cattura in breve tempo e che è necessaria una ricerca costante, paziente e nel miglior dei casi si riuscirebbe ad incontrarla dopo un anno. L’unica speranza, nel frattempo, è che la pantera non incontri i suoi acerrimi nemici e predatori, ovvero quei branchi di lupi che cominciano a farsi notare dai nostri cacciatori, sul nostro territorio. Intanto il simbolo della città sanseverese è diventata proprio lei, che ha preso il posto del cavallo del Santo Patrono San Severo. Alcuni hanno irriso personaggi politici, altri ne hanno fatto una fonte pubblicitaria per la propria attività. Non sappiamo quale sarà il finale, ma di certo possiamo trarne un possibile significato. Una di queste viene da un’antica leggenda medioevale che racconta: “La pantera faceva un grandebanchetto e poi per tre giorni dormiva nella sua caverna. Al suo risveglio emetteva un grande ruggito ed il suo alito attirava tutti gli animali tranne il drago che veniva spaventato e si allontanava”. La pantera rappresenta Cristo che dopo l’ultimo banchetto, ovvero l’ultima cena, dopo la sua passione e morte, si addormentò nel suo Sepolcro e dopo tre giorni si risvegliò. Il ruggito è la Parola di Dio che attira a sé tutti gli uomini ed allontanail drago, ovvero il demonio. Forse, questo episodio, tra i tanti nella nostra città, potrebbe volerci dire che abbiamo perso il fulcro, il centro della nostra esistenza. Aldilà del proprio credo, forse, possiamo pensare che la pantera rappresenti quei valori che abbiamo abbandonato, che ci sfuggono impedendoci di essere migliori, lasciando chela nostra città rimanga nelle grinfie del drago.

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