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IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA DI NINO CASIGLIO

di MICHELE MONACO

 Nel ventennale della sua scomparsa, vorrei ricordare alle nuove generazioni la prestigiosa figura del compianto prof. NINO CASIGLIO con un suo curioso e istruttivo aneddoto autobiografico, scritto in occasione della prefazione del libro: “U caruselle: detti e proverbi dialettali sanseveresi” di CIRO PISTILLO, pubblicato nel lontano 1982. Il prof. CASIGLIO, la cui indimenticata personalità di altissimo livello culturale è sempre motivo di orgoglio per la nostra città, racconta che nel PRIMO GIORNO DI SCUOLA ELEMENTARE il suo compagno di banco gli offrì delle mandorle dicendogli: “Vu i’ mennëlë”? Il professore non gli rispose, poiché, a suo dire, non conosceva affatto l’uso del dialetto e si rammaricava, tempo dopo, sia per aver esitato di fronte all’atto di generosità del compagno e sia di ignorare un mezzo di comunicazione così importante. Di qui l’esortazione di CASIGLIO ai giovani di padroneggiare sempre un duplice registro linguistico: l’italiano e il proprio dialetto. TULLIO DE MAURO, docente ordinario di linguistica generale presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, sostiene: «E’ una grave semplificazione quella di dedurre che “dialetto = forze popolari”, “italiano = classi egemoni”. Non tutto ciò che è dialettale è espressione delle classi “subalterne”, come qualche sedicente intellettuale semplicisticamente sostiene. Dunque, DE MAURO ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il dialetto non si configura come codice dei ceti popolari, sintomatico di uno svantaggio sociale, ma viceversa come una tastiera di arricchimento espressivo. Una possibilità in più da sfruttare. Conoscerlo è dunque un vantaggio. Detto questo, occorre sempre ribadire, ovviamente, che la tutela dei dialetti non può e non deve minare l’identità nazionale. Purtroppo abbiamo assistito in questi ultimi anni al volgare spettacolo di chi – strumentalmente – voleva “tutelare” il proprio dialetto solo per segnare virtualmente dei confini di una scuola ”padana”. La vera e disinteressata tutela del dialetto ce l’ha indicata proprio il prof. CASIGLIO con le mandorle del suo generoso compagno di banco di una scuola pubblica italiana.

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