Cultura

IL RECORD DELLE DONNE DEL 1946

di MICHELE MONACO

Ignorato totalmente il settantesimo anniversario delle elezioni amministrative avvenute il 7 aprile a San Severo, LE PRIME LIBERE ELEZIONI DEL DOPOGUERRA. Nessuno commemora o celebra il fatto che sono anche le prime elezioni dovele donne votano per la prima volta. LE DONNE DI SAN SEVERO alle urne ci andranno in tante. Saranno 11.549 votanti su 12.413 elettrici.Due donne saranno elette nel Consiglio Comunale di Palazzo Celestini: ARCANGELA VILLANI(P.C.I.) e MARIA DONATA COTA(D.C.). Non si vede all’orizzonte alcuna iniziativa istituzionale per celebrare e commemorare sia il 70° anniversario (2 giugno 1946) del REFERENDUM MONARCHIA-REPUBBLICA e sia la elezione di due Deputati Costituenti sanseveresi quali RAFFAELE RECCA e LUIGI ALLEGATO. In quei mesi del ‘46 si verificarono tre avvenimentia San Severo (QUELLI SÌ…”EPOCALI”) nei quali accadde qualcosa di clamoroso e di irripetibile: si verificò una percentuale altissima di votanti, il 93,43%. Un record mai più raggiunto. Si recarono alle urne 22.313 persone(10.862 maschi, 11.631donne) su un totale di 23.887 aventi diritto. Erano 23 i seggi elettorali ai quali affluirono- SIN DALLE PRIME LUCI DELL’ALBA – i Cittadini sanseveresi. Quelle donne del ‘46 furono le protagoniste dell’altissima affluenza alle urne. Una testimonianza al femminile venne descritta con queste parole:“Le schede che ci arrivavano a casa e ci invitavano a compiere il nostro dovere le rigiravamo tra le mani e ci sembravano più preziose della tessera del pane. Stringevamo le schede come biglietti d’amore. Si vedevano molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi…”.Una San Severo meno distratta avrebbe dovutosottolineare l’importanza e la novità rappresentata dal conseguimento del suffragio femminile attivo e passivo e dei suoi riflessi storico-culturali,per farne una lezione viva, attuale. Penso concretamente ad un ciclo di conferenze con gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori, al coinvolgimento dell’Università di Foggia, ad una solenne commemorazione a Palazzo Celestini.Tutto ciò avrebbe potuto innescare un circolo virtuoso nel tessuto di UNA CITTÀ CHE HA SMARRITO IL VALORE DELLA CONVIVENZA CIVILE, DELLA PROPRIA IDENTITÀ, DEL PROPRIO DECORO. Lo dico senza polemica verso qualcuno, ma una comunità che non è attenta alla propria memoria, produce dei “mostri” che portano dritto verso una comunità senza volto, senza un’anima, che vive in una terra “di mezzo”, in una terra di nessuno.

 

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