Il secondo bacino lapideo d’Italia rischia di diventare un deserto: il grido d’allarme di Alfonso Masselli (Stilmarmo)

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del noto gruppo industriale Stilmarmo di Apricena.
C’è un silenzio assordante attorno a due dinamiche che rischiano di desertificare il futuro economico e sociale del nostro territorio: la necessità di una Scuola dei Mestieri e l’Emergenza Imprenditori. Si fa finta di nulla, si minimizza. Eppure la realtà è lì, davanti agli occhi di tutti. Fate uno screenshot a queste parole, conservatele. Perché il tempo stringe e la matematica della realtà non fa sconti a nessuno.
A lanciare questo accorato appello è Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del noto gruppo industriale Stilmarmo di Apricena. Una voce che parla dal fronte della produzione, conoscendo da vicino le dinamiche industriali e le fragilità strutturali del territorio.
“Se non interveniamo subito per creare una vera Scuola dei Mestieri – avverte Masselli – tra pochissimi anni la figura dell’artigiano sarà estinta. Chi manterrà vive le competenze vitali di falegnami, elettricisti, idraulici e meccanici? Un paese senza artigiani è un paese che perde le sue fondamenta quotidiane”.
Ma il pericolo più imminente tocca il cuore identitario di Apricena. Guardando in faccia il settore lapideo, lo scenario a breve termine è drammatico. Entro i prossimi cinque anni, la città assisterà a un impoverimento radicale dei piccoli laboratori che lavorano la Pietra. Il motivo è implacabile: il pensionamento in massa degli attuali titolari, senza che ci sia un ricambio generazionale pronto a raccoglierne il testimone.
Cosa scriveranno, domani, di Apricena? Diremo che siamo il secondo bacino estrattivo d’Italia, ma senza più laboratori capaci di trasformare la materia prima sul posto? Diventeremo una mera terra di transito, dove la ricchezza viene solo estratta e spedita altrove? L’impatto di questo cortocircuito sulla comunità e sulla microeconomia locale sarà devastante.
Nel frattempo, la politica e l’opinione pubblica sembrano ipnotizzate dal miraggio delle energie rinnovabili. “La transizione è un fatto globale – sottolinea Masselli – ma non dimentichiamo che quel modello non crea un’economia diffusa sul territorio. Concentra i profitti nelle mani di pochissimi. L’artigianato e la manifattura locale, invece, distribuiscono benessere reale, pagano gli stipendi alle famiglie del posto, tengono vivi i consumi e la comunità. Meditate su questo”.
Non c’è più spazio per la retorica da campagna elettorale o per i rinvii. È il momento di fare sul serio. Masselli chiede con forza la convocazione urgente di un tavolo tecnico. Attorno a quel tavolo devono sedersi tutti: la politica, i sindacati, gli imprenditori, gli artigian, i dirigenti scolastici e gli esponenti del mondo bancario. Ognuno con le proprie responsabilità, per firmare un patto di ferro per il futuro del territorio.
Bisogna fare presto. Prima che sia troppo tardi, e prima che il saper fare della nostra gente diventi solo il ricordo di un’epoca d’oro che non sapremo più replicare.



