IL SEGRETO DI PADRE PIO. Un ritratto del frate santo di Antonio Socci

Essere santi non è un privilegio, un premio, un’onorificenza, una vittoria, ma è la condizione di una vita spesa al servizio degli altri, della chiesa, al servizio di Colui che attraverso la sua morte e resurrezione ci ha redenti dal peccato, Gesù, il figlio di Dio. Solo conformandoci a Lui, vivendo rettamente possiamo aspirare alla santità. D’altronde la Chiesa ci dice che “tutti siamo chiamati alla santità”. È il caso di Padre Pio, salito alla gloria degli altari perché la sua vita terrena è stata un “Calvario”, vissuto in piena ed incondizionata obbedienza a Cristo e alla sua Chiesa. Questo “Calvario”, iniziato il 20
settembre 1918, quando il giovane Padre Pio nel coro della chiesetta antica del Convento di san Giovanni Rotondo, ha ricevuto il “sigillo” della Passione di Cristo, quelle piaghe che hanno trafitto ed insanguinato per cinquant’anni il suo corpo e che, poi, al momento del suo passaggio al Regno del Padre sono misteriosamente scomparse rappresentano il “grande segreto di Padre Pio”, un segreto che nessun essere vivente può scientificamente spiegare, ma solo comprendere attraverso la fede. Questo segreto, che i figli spirituali di Padre Pio, custodiscono e conservano è stato proposto in un interessante volume di Antonio Socci “Il segreto di Padre Pio”, Milano, Rizzoli, 2007.
Il libro si apre con un preciso riferimento all’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza san Pietro, quanto l’ex “Lupo Grigio” Ali Agca, esplose alcuni colpi di pistola contro Giovanni Paolo II, scampato miracolosamente alla morte. Giovanni Paolo II, qualche anno dopo, ha riferito di essere stato miracolato perché “una mano ignota ha deviato la traiettoria della pallottola. Ma perché Socci fa riferimento all’attentato di Wojtyla? Perché quando il giovane Karol, era studente di Teologia a Roma si era recato a far visita a san Giovanni Rotondo a Padre Pio, per chiedere l’intercessione del frate stigmatizzato del Gargano per una sua cara amica polacca Wanda Poltawska. Recentemente la donna ha pubblicato un volume contenente l’epistolario intercorso tra lei e il Romano Pontefice. Ebbene Socci parte dall’attentato al Papa perché Padre Pio gli aveva predetto non solo che sarebbe diventato Vicario di Cristo in terra, ma che un “pericolo” incombeva sulla sua vita. La stessa profezia era contenuta nel terzo segreto di Fatima, in cui si faceva riferimento ad un “uomo vestito di bianco” (allusione evidente a Giovanni Paolo II).
“Il segreto di Padre Pio” ricostruisce le tappe di una storia folgorante e avvincente di Padre Pio, facendo riferimento alle testimonianze di persone che sono state miracolate dal frate stigmatizzato, nonché figli spirituali del Santo. Si tratta di testimonianze di persone che oggi conducono una vita normale nel silenzio, pur avendo gustato la presenza misteriosa di Padre Pio. Il significato profondo di questo libro di Antonio Socci, giornalista e saggista, conduttore qualche anno fa del programma “Excalibur”, attualmente direttore della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia, sta nel fatto che l’Autore per rispondere alle inquietanti domande sull’esistenza della vita e sul perché della sofferenza, ha raccontato vicende umane non singolari o straordinarie, ma di persone comuni che vivono lontano dai riflettori della scena o della televisione, persone semplici, innamorate di Padre Pio e che hanno avuto un contatto diretto o indiretto con Lui.



