Il Sindaco Lidya Colangelo come Arianna: tenta di riannodare il filo della maggioranza smarrita.

Nel labirinto della politica locale, dove i corridoi della maggioranza sembrano farsi sempre più stretti e bui, le dimissioni della presidente del Consiglio Comunale Alessandra Spada suonano come la rottura di un equilibrio già precario. Un gesto che, al di là della sua forza simbolica, rappresenta lo spartiacque di una crisi che covava da tempo sotto le ceneri di una coalizione ormai alquanto disorientata. La figura di Spada, visibilmente commossa nel lasciare lo scranno più alto dell’aula consiliare, richiama alla mente l’immagine di Antigone, che nel rispetto della propria dignità e coerenza, sceglie la via dell’onore, pur restando convinta della propria innocenza politica.
Ma se Spada, come Antigone, si congeda tra le lacrime e la fierezza, ora spetta al Sindaco Lydia Colangelo indossare le vesti di un’altra figura mitologica: Arianna. Per non soccombere al Minotauro della paralisi amministrativa, sarà suo il compito riannodare il filo della coesione, riconsegnando un senso di direzione a una maggioranza apparentemente smarrita nel suo stesso dedalo. L’approvazione del bilancio consuntivo 2024, ottenuta tra tensioni e astensioni strategiche, ha evitato solo momentaneamente il commissariamento, ma non ha certo guarito le ferite. La diffida della Prefettura ha funzionato da catalizzatore istituzionale, ma ciò che manca, secondo molti osservatori, è una visione politica condivisa, capace di andare oltre la mera sopravvivenza numerica.
Nel frattempo, l’opposizione osserva e si organizza per affrontare i prossimi appuntamenti politico-amministrativi. Intanto la crisi appare tutt’altro che chiusa: incombono le votazioni per il nuovo presidente del Consiglio e si profila all’orizzonte un possibile rimpasto considerato che la delega al Bilancio è ancora nelle mani del sindaco. Chi sarà il nuovo presidente del Consiglio comunale? Il nuovo assessore al Bilancio sarà interno oppure esterno? Tante le ipotesi, poche le certezze. Tra i nomi in circolazione, si profilano figure di mediazione più che di rottura, a testimonianza della volontà, almeno apparente, di ritrovare un equilibrio senza traumi.
Tuttavia serve, ora più che mai, uno scatto d’orgoglio. Non solo per tenere in piedi l’edificio della maggioranza, ma per restituire credibilità a una classe dirigente che alla gente è sembrata più intenta a combattere guerre intestine piuttosto che affrontare i problemi del territorio. In questo clima da “tempesta sotto vetro”, il rischio non è solo l’implosione politica, ma, cosa più grave, il progressivo distacco tra istituzioni e comunità. Il Sindaco, figura centrale e ora più sola che mai, dovrà decidere se restare regina di un castello assediato o diventare davvero guida di un nuovo inizio. Per farlo, dovrà ricompattare le truppe, ascoltare chi finora, dentro e fuori il Palazzo, si è sentito escluso, e soprattutto evitare che il prossimo passaggio, la nomina del nuovo presidente del Consiglio Comunale, si trasformi in un’altra occasione persa.
Forse è il momento di aprire un confronto ampio, una sorta di stati generali della politica cittadina, per chiamare tutte le forze politiche, nessuna esclusa a ridefinire obiettivi, priorità e metodi. Come nella tragedia greca, ogni atto sembra condurre verso l’inevitabile. Ma la politica, a differenza del mito, ammette ancora, se si ha il coraggio, la riscrittura del finale.



