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IL SINDACO OSTAGGIO DEL CONSIGLIO COMUNALE E GLI ASSESSORI TECNICI ‘USA E GETTA’di MARIELLA DI MONTE, GIÁ ASSESSORE DIMISSIONARIO DELLA GIUNTA MIGLIO

di MARIELLA DI MONTE, GIÁ ASSESSORE DIMISSIONARIO DELLA GIUNTA MIGLIO

L’elezione diretta del sindaco è un grande strumento di democrazia, che sembra lasciare ai cittadini la reale possibilità di operare delle scelte, ma ha consegnato sindaci e giunte in mano ai consigli comunali, lasciandoli, invece, in assoluta solitudine rispetto alle decine di scelte che ogni giorno occorre operare per la collettività. Aggiungiamoci il declino dei partiti, la cui funzione formativa si è dimostrata non surrogabile, ed avremo il fenomeno ormai riscontrabile in tutta la penisola: organi elettivi che, con dovute eccezioni, abbondano di gente priva di qualsiasi alfabetizzazione politico-giuridico-amministrativa, eletta da uno pseudo-civismo improvvisato e raffazzonato, spesso d’accatto, spesso parente stretto del cinismo, votato al piccolo cabotaggio, privo di prospettiva politica e visione, all’ombra del quale si muovono personaggi più o meno oscuri delle realtà locali, animati, più che dalla ricerca del benessere delle comunità, da propri minuscoli, talora meschini e miserrimi, interessi personali, odii, rancori.
Che utilità consigli comunali di tal fatta abbiano, nel coadiuvare l’organo esecutivo ed il sindaco stesso, è di tutta evidenza ma se c’è una dote che sicuramente non manca in certi ambiti è la furbizia.
E’ di dominio comune la nozione che un consigliere comunale decada dalla carica se nominato assessore. Pertanto, la consapevolezza dei propri scarsi mezzi -rara, in verità- o la mancanza di fiducia negli stessi sindaci che si è contribuito ad eleggere -ed è il caso più comune- producono il fenomeno per cui, al momento di contrattare la formazione delle giunte, queste pseudo forze politiche ricorrono a nominativi esterni, spesso impropriamente denominati “tecnici”.
All’uopo si corteggiano persone proveniente dalla società civile, professionisti stimati, uomini e donne conosciuti per propri meriti, che diano lustro alle liste che li esprimono. Si va a caccia di belle figure da catapultare nelle stanze decisionali e lasciare sole (le commissioni consiliari, infatti, servono quasi solo a tessere relazioni ed a propalare chiacchiericcio) prive di contatto con la base delle liste da cui formalmente sono espresse e, pertanto, facili da scaricare appena si dimostrino non meri esecutori passivi degli indirizzi (non importa se incoerenti, contraddittori e schizofrenici) loro forniti o, peggio ancora, abbiano l’improntitudine di cominciare a brillare di propria luce politica.
Stretto tra il sindaco -a cui compete la facoltà di delega e revoca- ed il gruppo consiliare di cui è espressione e di cui, talora, comincia a subire la sorda e tenace opera di delegittimazione fin dal momento successivo alla nomina, un assessore è, per definizione, vaso di coccio in mezzo a troppi vasi di ferro. Un assessore esterno, o “tecnico” che dir si voglia, è un vaso ancor più piccolo e fragile, un agnellino da mandare al macello e di cui, spesso, ambiscono a cibarsi gli stessi che lo hanno portato in giunta.
Succede ovunque e San Severo non fa eccezione, per quanto il progetto Bene Comune e il candidato sindaco Miglio fossero la migliore tra le opzioni in campo.
Quando mi fu chiesta la disponibilità ad assumere l’incarico non avevo idea di tutte queste cose e provenendo da un partito vero, il Pd, nel quale a certe decisioni si arriva dopo aver trovato una “quadra” all’interno, ignoravo che il mio nome non fosse stato affatto condiviso dal movimento che avrei dovuto rappresentare. Ho avuto l’esatta contezza di quanto accaduto all’epoca solo nelle ultime settimane, anche se la particolare litigiosità interna mi è apparsa relativamente presto, con l’uscita dal gruppo consiliare dell’avv. Roberto Prattichizzo, uno dei pochi componenti della “Svolta per San Severo” che conoscessi da prima delle elezioni, oltre al dottor Stefano Villani. Entrambi, per motivi diversi, sono ormai fuori dal movimento.
Leggendo su social network e giornali locali lo scambio di accuse al vetriolo tra le diverse anime del movimento stesso, del quale non sono mai diventata realmente parte, ho avuto la sorpresa di vedermi riconosciuto, sia pur tardivamente, un buon operato. La cosa strana è che alcuni dei firmatari di quel documento mi hanno sempre ferocemente contestata, probabilmente perché convinti di poter prendere il mio posto. Ne desumo abbiano capito, finalmente, che il loro problema non ero io ma qualcun altro. Ad ogni modo, il mio posto è a disposizione da mesi. Credo di aver dato ampia dimostrazione di quanto poco fossi attaccata alla poltrona da loro tanto ambita.
Ad immaginare quel che mi sarebbe accaduto, quasi certamente non avrei accettato.
All’epoca, invece, mi parve un’opportunità per dare una sterzata ad un settore cruciale che oltretutto, in quanto San Severo è comune capofila di ambito, avrebbe potuto interessare l’intero alto Tavoliere.
Non è un mistero la condizione di disabilità gravissima della mia figlia minore e la mia particolare sensibilità verso tutto quello che riguarda le tematiche della fragilità e dell’inclusione sociale.
Sono temi su cui mi sono messa al lavoro immediatamente e sui quali devo dare atto al sindaco di non aver mai interferito in alcun modo.
Devo dare anche atto a Francesco Miglio di aver contribuito a creare in giunta un clima amicale, a tratti quasi familiare, che ci ha aiutati a diventare gruppo ed a superare lo smarrimento e lo sconforto dei primi momenti, quando ci è apparsa la gravità della situazione in cui versavano conti comunali e tecnostruttura. Se non fosse diventato ben presto Presidente della Provincia, sono certa che sarebbe stato un ottimo sindaco, ma le cose sono andate diversamente, per lui, per noi e per la città.

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