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Violenza sulle donne: IL25 NOVEMBRE MI APPARTIENE

Me lo ricordo ancora il 25 novembre di sei anni fa’. Ero in auto e mi stavo recando al lavoro e qualcuno alla radio raccontava che quel giorno si celebrava la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne. All’epoca i social erano ancora poco diffusi e i nostri pensieri non erano scanditi dagli hashtag. La sottoscritta, dal canto suo, era ignara che da quel giorno avrebbe dato la giusta importanza all’argomento. E così accadde che in una via centrale della nostra città mentre ero in coda qualcuno su una bicicletta, con figlia a seguito, innervosito dal traffico e dal ritardo pensa bene di inveire nei miei confronti. Non contento mi insegue, mi blocca e mi sferra uno schiaffo. Dopo avermi strattonata fugge via spaventato forse dai pianti della bambina. Trauma cranico a parte e un mese di convalescenza; quel giorno ho subito due volte violenza gratuita. La prima volta da quel signore e la seconda da tutti quegli spettatori che si soffermavano a guardare la scena senza intervenire. Anzi, non vi racconto i commenti e gli epiteti con i quali sono stata apostrofata.

Ricordo solo di un papà che corse in mio soccorso, ma quasi stava per essere linciato da una folla a cui erano sconosciuti i motivi della mia aggressione. Denunce, identificazioni, deposizioni e alla fine sempre la stessa domanda: “non è meglio che lasci stare?”.

In sei anni di cose ne sono successe. Oggi si affronta diversamente il problema della violenza sulle donne.

Secondo i dati dell’OMS la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne, tra i 16 e i 44 anni, è l’omicidio da parte di conoscenti. Una sola parola per descrivere tutto questo: “femminicidio”. Su questo termine controverso si è discusso ampiamente. Ci si è domandati se fosse necessaria una nuova categoria criminologica dato che si trattava pur sempre di omicidio. L’accezione “femicide” (in italiano femminicidio) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna” cioè omicidi basati sul genere, ovvero la maggior parte degli omicidi di donne e bambine. Non dobbiamo dimenticare che ci sono realtà, in Europa e nel resto del Mondo, dove le ragazzine vengono uccise dai loro padri perché rifiutano il matrimonio a loro imposto. La colpa delle vittime è quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla società. Semplicemente, sono state “punite” per essersi arrogate il diritto di scelta nella propria vita. Di essersi, quindi, sottratte al controllo del proprio partner, padre o amante. Questa loro libertà ha avuto come dazio la morte.

E’ soprattutto la violenza domestica che preoccupa, e  se i casi sembrano più numerosi, forse,  è perché finalmente si presta maggiore attenzione. Si tratta di vedere il tutto da una prospettiva diversa rispetto a qualche anno fa’. Infatti, c’è una crescita della coscienza femminile, della prevenzione, del lavoro dei centri antiviolenza, dei media. Nonostante ciò, però, i dati sono comunque allarmanti: il 10,6% delle donne ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni e aumenta la percentuale nel caso di violenza assistita. Nel mirino anche le donne disabili. Ricordiamoci che il femminicidio non risparmia nessun contesto nemmeno quello economicamente e socialmente avanzato. L’istruzione e il ceto sociale da soli non bastano da deterrenti e a immunizzare dal senso di possesso e di rabbia.

In ogni caso, nelle donne è aumentata la consapevolezza e il riconoscimento dei casi di violenza. Rispetto al passato c’è una evidente volontà di abbattere il muro del silenzio; quel tacere che cela dentro di sé tanto dolore. Ed è proprio il silenzio il primo alleato della violenza. Nonostante tutto, però, la strada è ancora lunga e le basi della prevenzione dovrebbero essere gettate proprio all’interno delle famiglie. Sono lì che crescono i futuri uomini e le future donne del domani. In parallelo dovrebbe esserci l’opera incisiva delle Istituzioni che dovrebbe portare a un sistema giuridico che preveda la certezza della pena.

Sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale. In Italia, 1 donna su 10 prima dei 16 anni. Quanti aguzzini saranno rimasti impuniti? E quanti altri ce ne saranno? Il 25 novembre ovvero la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne dovrebbe essere un punto di partenza per affrontare e neutralizzare il problema partendo dal presupposto di una vera parità di genere.

Io mi ritengo fortunata: ho avuto e ho la possibilità di raccontare e di lottare. Non mi stancherò mai di consigliare a tutte le donne che il primo passo è denunciare e che il silenzio è nostro nemico.

Antonella Zuppa

Referente Foggia e Provincia

Dipartimento Tutela Vittime Fratelli d’Italia-AN

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