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“Io, malato di Covid” il calvario di Gianni pizzaiolo torremaggiorese

L'esclusiva di Rosaria d'Errico

Una storia toccante, una lezione per tutti

«Io, malato Covid, vi racconto il mio calvario : 5 giorni in un pronto soccorso ho combattuto ed oggi sono nato una seconda volta »
La testimonianza di Gianni Di Nauta, piazzaiolo torremaggiorese.

“Rosaria, ho una storia da raccontarti” esordisce così
Gianni Di Nauta , socio-titolare della nota pizzeria IL GUFO, di Torremaggiore quando questa mattina mi contatta attraverso un messaggio telefonico.
” Sono ricoverato all’ ospedale Riuniti di Foggia , nel reparto di epatologia ( convertito in post acuzie) nella stanza nr. 6, nel letto 6 bis.
Questa notte, alle 3,36 del 28 novembre, mi sono svegliato di colpo e ho fissato il crocifisso appeso di fronte al mio letto , l’ho visto “illuminarsi” e quell’ immagine mi ha portato a rifare il percorso del mio “calvario” da malato di Covid-19 , che voglio rendere pubblico- continua così il piazzaiolo torremaggiorese-.

È il 30 ottobre 2020, così racconta Gianni, quando inizia ad accusare i primi sintomi di febbre. Immediatamente decide di chiudere l’attività “per salvaguardare la mia clientela, il mio popolo e tutelare prima che me, gli altri” – queste le sue testuali parole-.

Contatta il suo medico di base, il dott. Giovanni De Florio, il quale gli prescrive antibiotico e tachipirina e, seguendo il protocollo,
attiva le U.S.C.A , unità speciali di competenza territoriali che garantiscono l’assistenza dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero. Le suddette offrono a Gianni solo un’assistenza telefonica , lasciando a lui la decisione, presa in modo autonomo, di chiedere aiuto al 118 perché che la febbre non scendeva.
“Sono giunto il 9 novembre,alle ore 13.45 al pronto soccorso di Foggia,
5 giorni bruttissimi, da incubo, posti non ce ne sono, siamo in 12 in una stanza con soli 4 posti letto disponibili.
Dopo la conferma della mia positività al virus e con una polmonite bilaterale, vengo
trasferito nel reparto ‘Covid1’ del plesso ospedaliero ‘Colonnello D’Avanzo’ a Foggia, dove tutti si fanno in quattro per salvarti, dando l’anima. Dopo giorni di isolamento e di cure mi sono negativazzato e continuo il mio percorso ospedaliero in attesa di tornare a respirare senza l’ausilio dell’ ossigeno, mio compagno di vita 24 ore al giorno” – raggiunto telefonicamente questa mattina, continua così il suo racconto Gianni, provato e con la voce rotta dal pianto -.
” Non voglio fare polemica, di certo, per la sua portata, questa emergenza sanitaria è difficile da gestire, ma vorrei mandare un doppio messaggio, una sorta di appello .
Ai miei concittadini e a tutti coloro che leggeranno la mia testimonianza, chiedo di osservare l’isolamento fiduciario con coscienza e senso di responsabilità e di non mettere a rischio gli altri, specialmente chi ha un’attività commerciale, non c’è economia senza la salute. E poi di non affollare i pronto soccorso, ma di rivolgersi ai medici di famiglia ai quali è rivolto il mio secondo appello: siate più disponibili e pronti a supportare la rete ospedaliera per evitare che la stessa, collassi” – queste le sue conclusioni-.
Durante l’intervista , Gianni ha manifestato gratitudine anche al prof. Gaetano Serviddio, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche di Foggia , testimoniando
l’umanità che si è creata tra medici, infermieri e pazienti.
“Mi sono affidato alla preghiera e alla mia forza interiore, con spirito combattivo , ho avuto paura di morire, ma ora sono salvo, sono nato una seconda volta- la sua conclusione.

A Gianni un augurio di pronta guarigione dalla redazione de ‘la Gazzetta di San Severo’.

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