Cultura

L’ ABITO NON FA IL MONACO…

L’abito non fa il monaco…tanto più che ora i frati l’abito lo tolgono facilmente per stare più comodi.Padre Pio è amato e apprezzato da tuttinon per il suo abito, che in questi giorni è a San Severo, ma soprattutto perché è stato un “UOMO DI DIO” che ha vissuto la sua scelta di vita con coerenza ed autenticità, senza compromessi, senza ambiguità. Ha fatto voto di obbedienza, di povertà e di castità, davanti a DIO e davanti agli uomini e questi voti li ha portati avanti con implacabile determinazione. Ma esistono ancora questi voti? La Chiesa, in questi giorni, sta vivendo momenti difficili; è in gioco la sua stessa credibilità per colpa di soggetti sconsiderati che, per “delirio di potenza”, pongono il loro IO al centro di tutto, senza rispetto di DIO, senza rispetto del prossimo, con un vuoto esistenziale da far paura, pronti più a curare la loro immagine che a vivere con dignità la loro scelta vocazionale. E allora, sentir parlare di violenze e di abusi, diventa sconcertante.A farne le spese, in questo momento critico per la Chiesa, sono soprattutto i giovani, disorientati ma bisognosi di “rispostedi senso”, bisognosi comunque di un DIO che non sia facile “tappabuchi” ma che diventi l’alleato con cui affrontare le difficoltà della vita. I nostri ragazzi non sono né increduli, né immorali ma non accettano più le cose, dette da persone con “autorità”, se non sono cose credibili, motivate e testimoniate. “Troppi maestri e pochi testimoni”, è questo che sottolineano molto spesso.Per evangelizzare questa generazione non dobbiamo inventarci troppe tecniche di comunicazione, prepararci lunghi discorsi o manifestazioni plateali, produrre fiumi di carta stampata: occorre diventare “segni”di una presenza accogliente, immagine del DIO che i giovani cercano e che in GESÙ ha rivelato il suo volto di PADRE BUONO. Occorre comunicare la passione verso il Bello, verso il Bene, verso il Buono,essere educatori appassionati, genitori appassionati, sacerdoti appassionati. Occorre ascoltare, ascoltare…non avere risposte pronte. E …pregare!PADRE PIO diceva ai medici di Casa Sollievo che dovevano pregare per i loro malati, noi dobbiamo pregare per i nostri giovani e dire loro che sono l’oggetto dei nostri pensieri e, se ci sono loro e DIO nella nostra mente, non possiamo sentirci “soli”. Essere adulti significa vivere la dimensione del “dono” qualunque scelta vocazionale abbiamo fatto: in questo PADRE PIO è magnifico modello e testimone.

prof.ssa CONCETTA PACENTRA

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