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La Capitanata ha bisogno di procure e tribunali: Foggia non basta.C’è da aprire la discussione sulla geografia giudiziaria.

Di Beniamino PASCALE

Giustizia, legalità, territorio, formazioni criminali e attività ad essa connesse, sono alcuni aspetti che devono far rivedere, non solo la questione del processo penale ma anche la geografia giudiziaria. Ci sono aree della Penisola che possono definirsi isole “più felici” rispetto ad altre anche perché, forse, hanno godutodi presidi quasi capillari su un territorio a bassa densità demografica oltre che d’estensione in base alla superficie. Vienedetto sempre più a chiare lettere, tanto da chi è in “prima linea” a combattere la criminalità organizzata e spicciola, quanto da chi lo è ad amministrare le città, che in provincia di Foggia, ex più grande provincia d’Italia, oggi terza, dopo aver perso i territori in favore della BAT, non è possibile che ci sia solo una Procura, solo un Tribunale, che manchino la Corte d’Appello e il Tribunale dei Minori (oltre a quello di Sorveglianza), che non ci sia una Direzione Distrettuale Antimafia in un territorio in cui le mafie ci sono e sono state riconosciute da tante sentenze passate in giudicato,  visto che si parla di “quarta mafia”. Il caso Abruzzo, ad esempio, è emblematico, in una regione (con 4 province: L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo), grande quasi come la sola provincia di Foggia che ha oltre a quelle nelle città capoluogo, anche le procure a: Lanciano; Vasto; Avezzano; Sulmona. Territori dove la delinquenza esiste ma non ci sono mafie da combattere. Sette procure e altrettanti tribunali con tutto ciò che è necessario per svolgere attività investigativa, di prevenzione e repressione. Nel 2022 dovrebbero chiudere le ultimein Abruzzo, e perché non dirottare personale e risorse per aprire San Severo, Cerignola e Manfredonia, ad esempio? Anche il caso del Molise con Larino o quello del Friuli Venezia Giulia e delle Marche con Fermo, non è legato a mafie nate e/o radicate sul territorio. Sembrano isole “più felici” rispetto ad altre, come detto. Alcuni parlamentari, come Carla Giuliano (M5S-membro commissione giustizia alla Camera dei Deputati) che ha chiesto più uomini nelle caserme e nei commissariati, aveva presentato il progetto per una Cittadella della giustizia a Foggia, e Nunzio Angiola (Azione, il partito di Calenda) che ha depositatoun’interrogazione parlamentare per sollecitare la discussione sulla geografia giudiziaria in Capitanata: “Il circondario del tribunale di Foggia si estende per circa 7.400 chilometri quadrati ed è molto più esteso rispetto ad altri territori i quali, però, vantano la presenza di un numero superiore di tribunali. Il bacino di utenza è di circa 700.000 abitanti divisi in 64 comuni. Inoltre, la conformazione geografica del circondario, unita all’inadeguatezza dei sistemi di trasporto pubblico, rendono estremamente difficile e oneroso godere del diritto all’accesso alla giustizia soprattutto per i residenti nei comuni più distanti da Foggia. E tutto ciò – ha aggiunto Angiola – senza contare la difficile situazione socio-economica della popolazione e la presenza di una criminalità composita e violenta, nonché l’illegalità diffusa dalle numerose organizzazioni criminali operanti nella zona, peraltro già approfonditamente evidenziate dal Consiglio superiore della magistratura con la: ‘Risoluzione in materia di analisi del fenomeno mafioso e criticità per l’amministrazione della giustizia negli uffici giudiziari operanti nella provincia di Foggia nel settore della criminalità organizzata’ adottata con delibera della sesta commissione in data 18 ottobre 2017”. La riforma, entrata in vigore nel 2013, ha cancellato dal territorio daunosette sedi di uffici giudiziari, con conseguenze negative sui procedimenti pendenti davanti al tribunale di Foggia in composizione monocratica, i quali hanno visto un incremento dell’80 per cento. “La soppressione di tutti i ‘tribunali minori’, per tali intendendosi tribunali e le sedi distaccate non aventi sede nei comuni capoluogo di provincia (con alcune eccezioni dettate da varie esigenze), è stata prevista dal decreto legislativo 7 settembre 2012, nr.155, le cui disposizioni sono entrate in vigore dodici mesi dopo”. Quindi, ci sono tutte le condizioni per riaprire quella che è una necessaria priorità per il territorio di Capitanata, per la sua popolazione e per chi ha l’arduo compito e la responsabilità di rappresentare autorevolmente lo Stato.

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