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La città senza fiato: la carenza di organico nella Polizia Locale.

C’è un dettaglio che spesso sfugge quando si parla di sicurezza urbana: la sicurezza non è fatta di slogan, ma di presenze. Presenze fisiche, umane, professionali. E oggi quelle presenze, nella Polizia Locale, sono drammaticamente insufficienti. Le rappresentanze sindacali della Polizia Locale lo hanno messo nero su bianco in una nota indirizzata all’Amministrazione comunale, alla Prefettura di Foggia e agli organi di stampa: il Corpo è in grave sofferenza di organico. In servizio ci sono soltanto 33 operatori, 2 funzionari e un comandante, numeri del tutto sproporzionati rispetto a una città di circa 50.000 abitanti e a un territorio complesso da presidiare ogni giorno. La Legge Regionale della Puglia n. 37/2011 è chiara: per la Polizia Locale occorre un’unità operativa ogni 700 abitanti. Applicata a San Severo, significherebbe avere almeno 70 agenti, cioè il doppio rispetto alla dotazione attuale. È un divario che si traduce in turni difficili da coprire, pattuglie ridotte, formazione rallentata, capacità di risposta limitata. Un divario che pesa sulla pelle degli agenti e sulla qualità stessa del servizio reso alla collettività. Le città, infatti, continuano a crescere, ad allargarsi, a diventare organismi complessi, pulsanti, imprevedibili. Ma il numero di agenti chiamati a garantirne l’equilibrio si assottiglia anno dopo anno, lasciando dietro di sé un vuoto che non è solo operativo, ma simbolico. È il vuoto tra ciò che i cittadini si aspettano e ciò che le risorse disponibili permettono di fare. Gli agenti rimasti – spesso pochi, spesso in servizio da decenni – lavorano come sentinelle in un romanzo di frontiera: vigilano, rincorrono, mediano, soccorrono. Loro stessi raccontano la sensazione di essere “troppo pochi per troppe cose”, di dover cucire ogni giorno la stessa stoffa logora. La nota sindacale evidenzia che dopo l’ultima assunzione di 7 operatori (più di 5 anni fa), non sono state fatte nuove assunzioni utili. Pertanto i sindacati chiedono con urgenza l’indizione di un concorso pubblico e l’attivazione di misure temporanee per alleviare la pressione che grava su tutto il corpo dei Vigili. La Polizia Locale non è solo controllo del traffico o sanzione amministrativa; è presenza nei quartieri, ascolto, intervento nelle emergenze invisibili, mediazione nelle fratture della vita quotidiana. È un presidio di prossimità che nessun algoritmo potrà sostituire. La carenza di organico, però, non è soltanto un problema di numeri. È il segno di un paradigma che fatica a rimettere la cura dello spazio pubblico di una comunità al centro delle priorità. Si investe nella retorica della sicurezza, ma si dimentica chi quella sicurezza deve costruirla, un turno dopo l’altro, con un organico insufficiente e competenze sempre più ampie. Non basta richiamare il mito della “città sicura”: servono scelte politiche chiare. Servono concorsi, percorsi di formazione continua, sistemi di turnazione che non trasformino ogni agente in un funambolo dell’orario. Servono, soprattutto, la consapevolezza e il coraggio di dire che la sicurezza urbana non è un costo: è un investimento sociale, culturale e democratico. I sindacati non parlano per retorica, ma per necessità: avvio immediato di un nuovo concorso, misure temporanee per alleggerire la pressione operativa, e un ripensamento serio delle priorità amministrative. Non si tratta di un capriccio burocratico: si tratta di garantire un presidio minimo, adeguato e dignitoso su un territorio che richiede presenza, competenza e continuità. Perché una città non vive solo del rumore dei suoi motori o delle luci dei suoi negozi. Vive – e respira – della capacità di sentirsi accompagnata. E quando le strade restano scoperte, quando gli agenti diventano troppo pochi per presidiare gli snodi cruciali della vita urbana, la città comincia a perdere fiato. La domanda, allora, è semplice: quanto valore attribuiamo a chi custodisce ogni giorno la nostra normalità? La risposta non può più attendere. Perché la sicurezza, quella vera, non nasce dalle promesse: nasce dalle persone. Da quelle che ci sono. E da quelle che, oggi, mancano.

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