Cultura

LA COAZIONE A RIPETERE

di MICHELE MONACO

In molti si chiedono, in privato e in pubblico, la ragione per la quale siamo sprofondati in una SFIDUCIA sempre più grande nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti istituzionali identificati sempre più <<come CASTA incolore, dedita unicamente alla conservazione dei propri privilegi>>. Questo determina nei cittadini un distacco crescente che porta alla convinzione diffusa che chiunque vada – per esempio – a…Palazzo Celestini, non potrà che anteporre le proprie sorti personali a quelle del sedicente “bene comune”. Così cresce e si alimenta, attraverso un malessere sociale sempre più esteso, IL SENTIMENTO DELL’ANTIPOLITICA. Ho sentito un discorso di uno psicoterapeuta che ha spiegato questa malessere cittadino con il seguente ragionamento: <<Ho notato che qui a San Severo vi sono politici locali che sono sulla scena da circa mezzo secolo, alcuni da un quarto di secolo, o da un ventennio. I grandi della Psicoanalisi definiscono questo comportamento “COAZIONE A RIPETERE”, cioè un comportamento da classificare come un disturbo “ossessivo-compulsivo” della personalità, una specie di bisogno reiterato di attuare situazioni caratterizzate da modalità relazionali sempre identiche. E’ una persona che si intestardisce a reiterare sempre la sua presenza nello stesso campo perché teme di non essere in grado di affrontare nuove relazioni, nuovi mondi emotivi o una nuova idea di sé in altri campi della vita. Insomma è uno che se non fa la stessa cosa si sente un “pesce fuor d’acqua”. Questo spiega il perché di determinati personaggi che non accettano il fatto che ad un certo punto occorre smettere, occorre sapersi fare da parte e vivere quel distacco non come una malinconica emarginazione, bensì come una nuova opportunità di vita. E’ mia personale convinzione che perfino quando la PASSIONE POLITICA è autentica, anche quando un incarico istituzionale o politico è stato svolto correttamente ed è stato apprezzato dalla collettività, anche in casi come questo non si può e non si deve continuare all’infinito. Al di là dell’età anagrafica, GIOVANE O MENO GIOVANE CHE SIA, quando una stagione politica si è deteriorata o è fallita, bisogna avere la consapevolezza di saper uscire di scena con dignità e con un po’ di autoironia. Bisogna capire un minuto prima che il proprio tempo, per quel che riguarda l’esercizio delle funzioni esercitate, si è esaurito e che l’Ecclesiaste (3° capitolo) assegna a ciascuno di noi un tempo>>. Così parlò lo psicoterapeuta.

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