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La Consulta delle Associazioni di San Severo lancia un grido di allarme rivolto allo Stato!

Ormai la criminalità a San Severo è fuori controllo. Negli anni 70 abbiamo assistito al salto di qualità avvenuto da quando nel carcere di Foggia sono stati  reclusi camorristi di primissimo piano; attraverso questi la camorra si è infiltrata nella malavita locale, fino allora dedita all’usura ed al piccolo racket. Nel ’79 lo stesso Raffaele Cutolo tenne un summit nelle vicinanze di San Severo. La Capitanata in buona sostanza si avviava ad essere di fatto la sesta provincia campana controllata dalla camorra.  Ma il fenomeno  evolve fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel contesto odierno spiccano gruppi locali che tendono a rivendicare una propria autonomia  nei confronti delle altre mafie, cercando di stabilire con esse rapporti di affari senza posizioni di sudditanza. Ormai lo Stato è consapevole che in provincia di Foggia è operante una criminalità organizzata non meno pericolosa  della mafia siciliana, della camorra campana e della ndrangheta calabrese. Il giornale  La Stampa  titolava  “La mafia foggiana è la più cattiva d’Italia”.

Tra le attività illecite perseguite dalle formazioni criminali pugliesi, i settori del traffico e dello spaccio di stupefacenti, dell’usura e delle estorsioni restano fondamentali per il controllo del territorio. Attraverso queste attività delittuose i clan esercitano difatti una forte intimidazione sull’ambiente circostante tale da permettere la loro affermazione e garantirsi sicuri e stabili guadagni, parte dei quali impiegati per il mantenimento delle famiglie dei detenuti e per la distribuzione dei proventi fra i componenti del gruppo criminoso. Usura ed estorsioni permettono inoltre la sempre più capillare infiltrazione nelle attività economiche produttive, confermando il salto di qualità dei locali sodalizi mafiosi, molti dei quali orientati verso il modello più redditizio di silente mafia degli affari. Qui l’80% dei commercianti pagano il pizzo che nessuno ovviamente denuncia. Prevale omertà, paura, disabitudine alla legalità, in un territorio consegnato alla malavita, da sempre abbandonato, se non sfregiato, da logiche istituzionali cieche e, a volte, colpevoli. I dati sulla delinquenza minorile, degli abbandoni scolastici, dei minori coinvolti in processi penali e dei decessi violenti su questo territorio, parlano chiaro.

I vertici della criminalità hanno studiato e si sono evoluti. Conoscono il modus operandi delle Forze dell’Ordine, i meccanismi della politica, le risorse dello Stato impiegate nel territorio e di conseguenza agiscono, controllano e proliferano. C’è stato in questi anni una sottovalutazione politica del pericolo suffragata anche da distorte e poco attente letture dei dati statici sulla legalità provenienti dal territorio. Aver sottovalutato per tanti anni, da parte dello Stato, il fenomeno mafioso ha ritardato l’utilizzo di mezzi e strategie idonee  a rimuovere il grave condizionamento in atto.

Non si può più pensare di agire nei loro confronti con semplici moti di ribellione o con semplici esibizioni di muscoli da parte dello Stato; è ora di cambiare strategia e modalità di approccio al problema.

La richiesta formulata al Governo di istituire a San Severo un reparto Prevenzione crimine della polizia di Stato è un agire verso quelle logiche di “intelligence” che stanno alla base di un cambio di strategie da parte dello Stato. Vanno ristudiati gli assetti delle famiglie dominanti del territorio, monitorato il giro d’affari economico delle stesse, individuati e studiati i colletti bianchi. Snidate le connivenze politiche/affaristiche, denunciate e rimosse le cariche dello Stato inefficaci e/o incapaci di produrre risultati di repressione e contrasto. Diciamocela tutta, lo Stato è stato assente e fortemente sonnecchiante. E’ ora di ascoltare il grido di allarme che si erge dal territorio prima che la situazione diventi incontrollabile. Le Istituzioni locali hanno fatto tutto quanto nelle loro facoltà, denunciando e richiamando l’intervento dello Stato. Non ultimo il Consiglio Comunale monotematico che ha visto la presenza del Viceministro all’interno, sen. Filippo Bubbico. Ancora una volta il Governo, tramite il suo alto rappresentante è stato incapace di dare risposte e soluzioni efficaci. Per cui è ORA DI DIRE BASTA! Al di là delle sterili scuse legate alle logiche di risparmio e contenimento della spesa , esigiamo interventi risolutivi affinché venga ristabilita la LEGALITA’  che gli onesti cittadini di San Severo meritano.

A San Severo c’è la mafia, bisogna prenderne atto ed agire di conseguenza!

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