La Festa del Soccorso è stata straordinaria, ma nell’Arciconfraternita cresce il malcontento
La Festa Patronale 2026 in onore di Maria Santissima del Soccorso verrà ricordata come una delle edizioni più partecipate, intense e spettacolari degli ultimi decenni. Una macchina organizzativa capace di richiamare migliaia di fedeli, visitatori e devoti, superando persino il già importante successo registrato nel 2025.
Eppure, dietro le luci della festa, i grandi eventi musicali e il forte coinvolgimento popolare, emergono malumori e criticità che da tempo attraverserebbero il mondo dell’Arciconfraternita e dei portatori della Madonna.
A parlarne sono confratelli storici, uomini che – come si dice in città – hanno vissuto la confraternita “da quando portavano i pantaloncini corti”, cresciuti negli anni in cui a guidare il sodalizio e il Comitato Festa c’erano figure considerate autorevoli e profondamente rispettate dalla comunità cittadina. Tra i nomi che vengono ricordati con stima vi sono Mascia, Lanzone, Moffa, Finocchietti, Damiani, Sacco, Caracciolo, Caiozzi, Di Gennaro, Amoroso, insieme agli indimenticati padri spirituali don Vincenzo Prattichizzo e don Angelo Libero.
Secondo diversi confratelli, il lungo commissariamento dell’Arciconfraternita – che dura ormai da oltre vent’anni – avrebbe progressivamente impoverito la vita confraternale, limitando l’attività quasi esclusivamente all’organizzazione delle processioni e delle celebrazioni patronali, senza una programmazione più ampia legata alla valorizzazione spirituale, culturale e strutturale del Santuario.

Le conseguenze, secondo molti fedeli, sarebbero oggi visibili anche sul piano materiale. Il Santuario di Maria SS. del Soccorso necessiterebbe infatti di importanti interventi di riqualificazione, con pareti segnate dall’umidità e ambienti che avrebbero bisogno di manutenzione straordinaria. Non mancano poi osservazioni sulle condizioni di alcuni apparati processionali, degli abiti della Madonna e dello stesso simulacro, che per diversi devoti mostrerebbero evidenti segni del tempo.
Tra i temi che alimentano il malcontento interno vi sarebbe anche quello della gestione economica e della rendicontazione delle raccolte fondi legate alla Festa Patronale. Diversi confratelli e alcuni membri del Comitato Festa, infatti, chiederebbero da tempo maggiore chiarezza sui bilanci, sulle entrate derivanti da offerte, questua popolare, sponsorizzazioni e contributi raccolti negli anni, così come sulle relative uscite e sulle spese sostenute per l’organizzazione della festa e per la manutenzione dei beni appartenenti al Santuario e all’Arciconfraternita.
Secondo quanto riferito da più voci interne, la richiesta non avrebbe finalità polemiche, ma nascerebbe dall’esigenza di garantire trasparenza amministrativa e una gestione condivisa delle risorse, soprattutto in un momento storico in cui molti fedeli chiedono interventi concreti per il recupero del Santuario, degli apparati processionali e degli stessi abiti della Madonna.
In particolare, alcuni confratelli ricordano come negli anni scorsi fosse stata avviata anche una raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di nuovi abiti per il simulacro della Vergine, tema sul quale oggi più di qualcuno auspica una comunicazione più dettagliata circa le somme raccolte, gli eventuali utilizzi effettuati e i progetti futuri ancora in programma.
Ma il punto più delicato resta quello umano. Negli ultimi anni, infatti, diversi confratelli si sarebbero progressivamente allontanati dalla vita attiva dell’Arciconfraternita, lamentando un clima interno distante dallo spirito originario di fraternità e servizio. C’è chi parla di personalismi, tensioni interne e dinamiche poco condivise che avrebbero generato malcontento e divisioni.
Da tempo, inoltre, numerosi iscritti chiederebbero alla Diocesi il ritorno alle elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell’Arciconfraternita, ritenendo necessario avviare una nuova fase fatta di partecipazione, trasparenza amministrativa e maggiore coinvolgimento della comunità confraternale.
Secondo alcune testimonianze raccolte nelle ultime ore, momenti di tensione si sarebbero verificati anche durante i preparativi della recente festa patronale. In particolare, sarebbe stato segnalato un episodio avvenuto durante l’intronizzazione degli Arcangeli in vista della processione domenicale, quando due confratelli sarebbero stati invitati ad allontanarsi perché non appartenenti al Comitato Festa. Un episodio che, secondo quanto riferito, avrebbe suscitato amarezza e che sarebbe stato portato all’attenzione del Vescovo di San Severo, monsignor Giuseppe Mengoli. Tensioni e discussioni plateali anche durante il rientro processionale della domenica, in particolare per l’assegnazione del ruolo di battitore all’interno della Cattedrale.
Ed è proprio al Vescovo che molti fedeli guardano oggi, auspicando un intervento capace di riportare serenità, unità e una prospettiva nuova all’interno dell’Arciconfraternita di Maria SS. del Soccorso.
La richiesta che arriva da più parti non è quella dello scontro, ma del rinnovamento: un nuovo percorso partecipato, aperto anche a uomini e donne pronti a mettere competenze, entusiasmo e progettualità al servizio della Madonna e della città. Con l’idea di costruire un modello organizzativo più moderno, capace non solo di sostenere la festa patronale, ma anche di valorizzare il Santuario attraverso strumenti nuovi, progettazione culturale, bandi pubblici e iniziative che guardino al futuro.
Perché la Festa del Soccorso non è soltanto tradizione. È identità collettiva, memoria e appartenenza. E proprio per questo, secondo molti devoti, avrebbe bisogno oggi più che mai di unità, trasparenza e visione condivisa.



