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LA PANDEMIA DI PADRE PIO

di MARIO BOCOLA

Il libro di Stefano Campanella, la febbre “spagnola” colpì anche il santo del Gargano

La pandemia del Covid 19 sta mietendo ancora molte vittime. È un virus pericoloso, infettivo, ma la storia ci insegna che altre pestilenze, epidemie hanno fortemente decimato la popolazione. Nei secoli addietro non c’erano i vaccini, le condizioni igienico sanitarie erano molto precarie, per cui i decessi erano elevati.

Durante il periodo della Prima Guerra Mondiale scoppiò una pandemia chiamata la “Spagnola” che provocò numerosi decessi e da questa malattia venne contagiato anche Padre Pio. Della “Spagnola” che contagiò anche lo stigmatizzato del Gargano ci riferisce Stefano Campanella, Direttore di Padre Pio TV, il quale ha dato recentemente alle stampe un libro interessante e coinvolgente dal titolo: “La pandemia di Padre Pio. Discepolo dell’Addolorata”, edito dalle Edizioni San Pio da Pietrelcina e San Paolo. Il testo si avvale della nota prefativa di fr. Emiliano Antenucci, Cap., Rettore del Santuario della Madonna del Silenzio di Avezzano (L’Aquila). Il volume si divide in tre sezioni: la prima parte tratta dettagliatamente della pandemia vissuta da Padre Pio e si racconta di tutto il percorso compiuto dal santo petrelcinese durante il periodo della malattia; la seconda parte, dal titolo “Padre Pio: discepolo dell’Addolorata traccia il profondo ed intimo rapporto tra il Santo del Gargano e Maria, una simbiosi privilegiata che ha contrassegnato fino alla morte, avvenuta il 23 settembre 1968, sia Padre Pio che la Madonna. In ultimo la terza parte del testo riporta le esortazioni e le preghiere di Padre Pio alla Madonna e le preghiere e suppliche per il tempo della pandemia attuale scritte da Papa Francesco, P. Franco Moscone, Arcivescovo della Diocesi di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo e di P. Francesco Dileo, Rettore del Santuario di San Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo.

Stefano Campanella, con grande piglio giornalistico ci fa rivivere il periodo della pandemia della “spagnola” vissuta direttamente da Padre Pio attraverso le lettere che il frate cappuccino con le stimmate inviava ai direttori spirituali, figli spirituali e familiari. L’epistolario di Padre Pio, infatti, è una fonte di prima mano per comprendere e capire lo stato d’animo, le sofferenze che pativa, nonché la lotta con il diavolo che lo ha tormentato per tutta la sua esistenza. Quello che caratterizza lo stile dell’Autore è soprattutto il rigore storico e documentario con cui affronta un argomento al contempo “spirituale” e “corporale” perché la pandemia del 1918 fu una vera e propria strage di vite umane.

Padre Pio sperimentò, purtroppo, sulla sua pelle il virus H1N1, che lo colpì in prima persona assieme ai suoi familiari. Infatti il frate di Pietrelcina perse la sorella Felicita e oltre altre persone a lui care. La grandezza spirituale di Padre Pio risiede nel fatto che lui, pur essendosi ammalato di “spagnola” non si preoccupa tanto per il suo stato di salute quanto per i suoi familiari e soprattutto per i diletti figli e figlie spirituali con i quali aveva un rapporto privilegiato. Campanella ci descrive proprio questo contatto viscerale con i Figli spirituali calandolo negli anni difficili a cavallo tra la Prima Guerra Mondiale e la pandemia della influenza “spagnola”. Detta pandemia prende questo nome perché «la Spagna, neutrale nella Grande guerra, non censurò mai le notizie sull’epidemia in corso, col risultato di apparire agli occhi del mondo la nazione colpita per prima e più massivamente». (p.13). Il morbo fu violentissimo e le vittime raggiunsero i 600.000 morti in Italia. Quindi una vera e propria carneficina, più atroce dello stesso primo conflitto mondiale. L’eccessiva contagiosità era legata alle precarie condizioni igienico-sanitarie e all’inesistenza del vaccino.

Oggi con Covid 19, rispetto alla febbre “spagnola”, la scienza ha fatto molti progressi ai tempi di Padre Pio inimmaginabili. Campanella, nel libro, ci porta a conoscenza che il virus H1N1 arrivò nel convento di San Giovanni Rotondo e ne fu contagiato pure Padre Pio che il 17 ottobre 1918 scrisse al suo ministro provinciale e direttore spirituale, padre Benedetto Nardella da San Marco in Lamis: «Sono a voi di ritorno dopo un lunghissimo tempo passato nel silenzio e voi me lo perdonerete di certo, sapendo che non è stato causato da negligenza e non curanza, ma da impotenza assoluta. Sono stato anche a letto con febbri spagnuole, e che anche qui fa strage di morti. Quanto sarebbe stato per me desiderabile se il Signore mi avesse chiamato a sé, ma sono stato da Lui ridato alla misera esistenza per la lotta del tempo». Padre Pio sta molto male, non si può alzare dal letto, scrivere perchè il suo stato di salute è veramente cagionevole. Poi guarisce ma, come dicevamo, il suo pensiero è per i familiari e i figli e figlie spirituali e soprattutto per Maria, la sua cara Mamma del Cielo.

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