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La parola disabilità fa paura!

di Teresa Francone

La parola disabilità fa paura. Quando essa entra nella nostra vita, in un istante il tempo si ferma. Cambia il modo di vedere la quotidianità e nascono limiti che non dovrebbero appartenere all’essere umano. Diventa una brutta compagnia ed una difficile convivenza. Congenita, acquisita, visibile o invisibile, spezza l’esistenza in due. La divide in quello che si è  e in  quello che si vorrebbe essere. Una tragedia di cui si potrebbe dire che tutto è finito. Eppure, ci si ribalta nella normalità. Si scoprono risorse nascoste, forze nuove e consapevolezze che fanno amare la vita, nonostante tutto. Il corpo non è più limite e la forza di volontà accresce risultati inaspettati. Si risvegliano sensi che erano addormentati. Uno svantaggio, una menomazione che nonè più ostacolo. Tutto dipende, poi, dall’ambiente sociale in cui si vive, se riesce a vedere con gli occhi del disabile, se riesce a comprenderne il suo mondo. Molto si è fatto per sensibilizzare l’opinione pubblica e riconoscere i diritti del disabile, ma esiste ancora discriminazione in ogni ambito della vita, come nell’accedere al trasporto pubblico, andare al bar, parcheggiare nei posti riservati, andare in vacanza, visitare un museo, nel sentirsi negare l’insegnante di sostegno, e soprattutto in ambito sanitario dove il sistema di offerta servizi e prestazioni hanno aggiunto difficoltà all’accesso alle cure. Le molestie sono la discriminazione più evidente assieme ad una terminologia ancora in uso per definire la diversa abilità. In un paese civile e all’avanguardia,si dovrebbe sapere che il disabile è una persona la cui abilità sta nel vivere nella difficoltà. E’ un paracadutista senza paracadute che spera di caderesulla morbida terra della solidarietà e dei diritti. Dal 1981, il 3 dicembre ricorre La Giornata Internazionale per le Persone con Disabilità affinchè non le si lasci indietro, perché sono risorsa, energia, un valore aggiunto. Si spera, infatti, che ogni nazione, ogni città continui a fare dei propri cittadini, un popolo senza discriminazioni.

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