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La pasta con 100% grano italiano si sta facendo apprezzare molto sul mercato ed è sempre più attenzionata dal consumatore medio

Le strategie delle aziende e la conversione. Ma è la pasta artigianale a raccontare la storia del territorio.

C’è un’attenzione maggiore del consumatore medio verso la qualità, verso il Made in Italy 100%. È il caso della pasta che, in un breve arco temporale, ha visto un deciso incremento delle vendite per quei marchi che usano solo grano italiano. Discorso a parte per la linea “Dedicato” della Granoro che usa esclusivamente grano pugliese tracciato. La pasta si fa con la semola, con il grano duro che arriva quasi in esclusiva dal Tavoliere delle Puglie, il “Granaio d’Italia”, già conosciuto dagli imperatori di Roma. “Siamo grandi esportatori di pasta e non ci basta il grano che coltiviamo per produrla – ha rivelato Fernando Di Chio, agronomo foggiano e consulente esterno della Granoro -. C’è un concreto aumento di pasta fatta tutto con grano italiano. Granoro è solo pastificio, con sede a Corato, e la scelta di Attilio Mastromauro, già nel ‘67 è stata sempre quella di usare semola italiana. Con la linea ‘Dedicato’- alla nostra terra, c’è stato il salto di qualità con il 100% di grano pugliese, perché il migliore. Una linea di pasta che, non può nemmeno definirsi, se non nel prezzo, un prodotto industriale, che rilancia e tipicizza un territorio. Dedicato di Granoro lascia piena libertà della scelta varietale dei semi agli agricoltori a cui chiede, però, grano duro con contenuti proteici al 14%. E su quel dato che concede premi ai produttori. L’area di provenienza del grano comprende tutta la provincia di Foggia, con due stoccatori: la cooperativa Frà Coltivatori di Apricena, e la cooperativa Semidaunia di Cerignola -. Ha specificato Di Chio -. Due stoccatori per non inficiare la qualità e la quantità del grano: Apricena per il nord; Cerignola per il sud. Dedicato ha tutta la filiera 100% grano di Puglia, certificato dalla Regione Puglia e siamo attenzionati con maggiori controlli proprio per la tracciabilità. C’è un chiaro riscontro nel consumatore verso la qualità e il brand Puglia che fa vendere molto bene all’estero, la pasta Granoro. Una linea e un’azienda che si sono legate in modo indissolubile al territorio”. Le conclusioni di Fernando Di Chio: “In Italia si producono 4 milioni di tonnellate di grano ma se ne vendono 6 milioni di pasta. Il grano estero serve all’industria che, però, ha ben capito che si è aperta una nuova finestra per il consumatore che sta privilegiando il 100% italiano”. Ci sarà da parlare ancora di sementi, di ricerca, di brand, di politiche agricole e di glifosato (in Italia e in Europa è vietato). Ma c’è sempre l’artigianato e la sua qualità, anche nella pasta, ad aver “costretto” l’industria a rivedere la propria filiera di produzione. “Non nego che ci sono prodotti industriali di qualità, come certe paste 100% grano italiano, ma la pasta artigianale curano tutta la filiera e si rivolge a mercati diversi e che hanno, necessariamente, prezzi diversi – ha dichiarato Lidia Antonacci, titolare dell’azienda Mio Padre è un Albero –. Se una grande azienda come Barilla ha aperto una nuova linea con il 100% di grano italiano, un motivo ci sarà e non credo solo di marketing. Da qualche anno anche a noi piccoli produttori, ci sono stati offerti questi contratti di filiera. Anch’io, quindi, gran parte del mio grano duro lo vendo all’ingrosso e il resto lo uso per produrre la mia pasta. Da quattro anni faccio pasta artigianale proprio per il desiderio di sottrarre grano dalla produzione industriale perché solo la filiera corta può valorizzare la qualità del prodotto e può incidere sul prezzo della vendita della materia prima all’ingrosso, dove il prezzo è determinato dall’industria”. Piccoli produttori crescono, visto che in provincia di Foggia ne stanno nascendo diversi e, oltre a EcoTorre, si sta affermando anche “Pasta Armando”, con il grano della cooperativa Conagri sita tra San Severo e Apricena. Ma restano i numeri a fare la differenza e, da comune denominatore, tutti sostengono che non bisogna risparmiare su un pacco di pasta o su un barattolo di passata o di pomodoro pelato ma su altro genere di prodotti: “Oggi destino 20 quintali del mio grano che diventano 15, circa, di pasta che sono 3000 pacchi ma mezzo chilo che vendo bene a San Severo, in tutta la regione, ma al Nord in particolare – ha concluso Lidia Antonacci –Il Settentrione, tra l’altro, ama il grano duro perché ne produce pochissimo. È il Tavoliere il vero ‘granaio d’ Italia’ e prima, anche d’Europa. L’artigianalità della pasta si apprezza nella qualità, nella cura che ci mette il produttore in tutta la filiera che porta ai piccoli mulini e pastifici locali. La pasta artigianale è legata al lungo tempo di essiccazione e alla trafilatura in bronzo. Un artigiano parla, forma, educa il consumatore all’uso consapevole di un prodotto di qualità, senza pensare troppo ai margini di guadagno”.

Beniamino PASCALE

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