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La politica che “rimedia” agli effetti invece di prevenire le cause!

Ancora una volta, quest’anno, assieme al fantomatico 9 marzo 2020, ricorderemo, ne parleranno i libri di scuola,un’altra data: quella del 6 novembre 2020.

Tuttavia, a mio avviso, tra le due date, vi è una enorme e sintomatica differenza!!!!

La prima data, se vogliamo, possiamo indicarla come “necessaria”, “indispensabile”, “inevitabile” per smorzare gli effetti di una pandemia che ci ha colti impreparati e che abbiamo saputo arginare e contenere rispettando quelle regole che tutti abbiamo recepito consapevoli e coscienti della gravità della situazione.

Oggi, però, a giudizio di chi scrive, la questione è diversa!

Dal 12 maggio 2020, data che ricordo per via della ripartenza dei termini processuali, le attività di una vita quotidiana all’insegna della normalità, sono ri-iniziate a decorrere.

Si sono riaperte le attività commerciali, le persone avevano “la possibilità” di uscire senza autocertificazioni, l’economia esplodeva nel periodo estivo quando NESSUNO avrebbe più scommesso un centesimo su questa ottima ed in auspicabile “profezia” .

Dicevo, e non me ne vogliano i lettori per tutte queste subordinate che denotano la visione di chi prova ad essere equidistante, il DPCM che entrerà in vigore domani, 6 novembre 2020, è ingiusto!

Ingiusto non perché non prende a cuore la situazione reale e preoccupante per l’intera nostra nazione, ma perché “cura” (che bella parola) solo e, come sempre, gli effetti e denota, vista anche la certa ed acclarata “seconda ondata” una certa miopia della politica.

Sarebbe stato opportuno, sentito il comitato scientifico così pagato e così ascoltato che a maggio 2020 si stanziassero soldi per aumentare i reparti addetti alle terapie intensive.

 Sarebbe stato saggio, non perdere tempo con i banchi a rotelle e i monopattini, stanziando denaro pubblico come incentivo per il loro acquisto.

Sarebbe stato meglio, fare delle scorte di plasma al fine di evitare un semi lockdown che, inevitabilmente, visto il periodo invernale, è destinato a diventare lockdown nazionale.

Ci si preoccupa più di contenere i contagi che di garantire la risoluzione di un problema che esiste ma che non può, a mio modesto avviso, essere capace di azzerare l’economia del ns Paese.

Ho ascoltato diverse persone, quasi tutte sono incredule di queste nuove norme che limitano la libertà personale ed imprenditoriale dei cittadini con la conseguenza, assolutamente inaccettabile, dell’emanazione di un decreto legge ( format veloce rispetto all’emanazione di una legge ordinaria) che dovrebbe garantire, alle figure professionali investite (direi travolte) da questo ennesimo provvedimento governativo che  impone e condiziona la vita di noi altri che paghiamo le tasse e ci attendiamo, ed’è questa la cosa che denota uno stato soporifero dell’italiano, la soluzione, il bonus, l’escamotage.

Il lockdown  lo trovo giusto per la salvaguardia della salute a patto che, TU STATO, RINUNCI alle tasse, IMU, tari, Tasi e INPS per lo stesso periodo di chiusura.

Per quel che riguarda le obbligazioni con privati: assicurazioni, dipendenti, fornitori, enel, gas, acqua ecc. ecc., devi emanare la norma che sospende e dilaziona quei pagamenti in 5 anni per quel periodo.

Del resto, caro Conte, come puoi mai pensare Tu e il tuo staff, che una persona che non lavora potrà pagare le somme che giornalmente una attività commerciale, professionale, ma anche un Ente pubblico dovrebbe sostenere??

Come puoi pensare che chi non aveva nel 2019 possa avere qualcosa nel 2020?

Mi auguro che, come accaduto alla fine della seconda guerra mondiale, ci si sieda ad un tavolo mondiale e ci si azzera a vicenda i debiti di questo periodo.

Qualora non fosse così, beh, cari amici lettori, avremo azzerao il ceto della media borghesia, aumentato quello dei “nuovi poveri” e ristretto e fortificato quello dei “ricchi” che, da questa situazione ci guadagnano !

Non voglio essere Leopardiano ma consiglierei l’acquisto di fondi agricoli!

Avv. Dionigi Neri

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