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LA POLITICA E LA TELEVISIONE Gennaro Pesante affronta il rapporto tra politici e Tv in un libro

di MARIO BOCOLA
Non è cosa assolutamente facile raccontare oltre cinquant’anni di storia della televisione pubblica e l’influenza che la politica ha avuto nel capire, ben presto, le effettive potenzialità del mezzo mediatico che avrebbe negli anni a venire rivoluzionato la vita degli italiani e le vicende della Nazione. A tracciare un quadro schematico e, direi, esaustivo tratteggiandone a grandi linee gli aspetti salienti della storia della televisione di stato, è Gennaro Pesante, originario di Manfredonia e Giornalista dell’Ufficio Stampa della Camera dei Deputati, il quale ha recentemente dato alle stampe il suo ultimo lavoro “I politici e il controllo della televisione” (Historica, 2016), che peraltro è stato già presentato lo scorso 27 maggio nella sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio. Gennaro Pesante, nell’Introduzione, esplicita chiaramente lo stretto connubio tra politica e televisione sottolineando che “da quando la televisione ha iniziato le sue trasmissioni in Italia, la politica ne ha compreso fino in fondo le sue potenzialità” (p.5). È, questa, una constatazione vera perché dal 1956 la politica ha utilizzato, o meglio si è servita della televisione per esprimere le proprie idee, le proprie opinioni adattando anche il linguaggio televisivo alle sue esigenze. Pesante, tuttavia, non ci propone in questa sede, un’aneddotica della storia della televisione di stato, ma un campionario ben selezionato di persone che hanno rappresentato l’Italia attraverso la televisione e di programmi televisivi che ora fanno parte della memoria collettiva degli italiani: Mike Bongiorno, Enzo Tortora, Corrado Mantoni, Pippo Baudo (i magnifici quattro) con “Lascia o raddoppia”, “Portobello”, “Fantastico”, “Il festival di Sanremo” per arrivare a Carlo Conti, considerato l’erede di Baudo. E poi la politica con una carrellata di parlamentari della Prima Repubblica: da Aldo Moro a Pietro Nenni, da Enrico Berlinguer a Bettino Craxi protagonisti di “Tribuna politica” affidata alla conduzione di Jader Jacobelli, per poi passare ai politici della seconda repubblica da Matteo Renzi a Beppe Grillo che rappresentano l’altra faccia della politica con la P maiuscola. Oggi in televisione non assistiamo più a discussioni e confronti pacati e tranquilli, ma a vere e proprie incursioni televisive e apparizioni che hanno l’obiettivo di spettacolarizzare la politica più che di affrontare a viso aperto, davanti a milioni di italiani, i reali problemi del Paese. È cambiato, quindi, il modo di fare politica in televisione e i talk show ne sono la dimostrazione tangibile. Il libro di Gennaro Pesante si può considerare una breve enciclopedia della storia della televisione italiana che parte dal 3 gennaio 1954 per giungere ai giorni nostri con un percorso lineare che comprende gli anni 1956/1979 quando si passa da Tribuna politica alla nascita di Rai 3, dal bacio di Benigni a San Remo ai funerali di Re Umberto (1980/1983); dal barattolo di fagioli di Raffaella Carrà ai sermoni di Adriano Celentano a “Fantastico” (1984/1987); dal pignoramento del cavallo di viale Mazzini all’ipnotismo di Giucas Casella (1988/2002); per poi arrivare alla “Prova del cuoco” di Antonella Clerici dei giorni nostri. Gennaro Pesante, da giornalista professionista serio e competente ci offre una panoramica della storia della televisione italiana argomentando i fatti con dati e aneddoti, non risparmiando, tuttavia, qualche sana critica, ma dando un campionario esaustivo di quella che è stata la lunga storia della televisione di stato e come la politica abbia usato la potenza dei mass-media per obnubilare le menti degli italiani e indirizzare l’azione verso gli interessi partitici. Ovviamente alla televisione di stato si aggiunge anche la Tv privata che, sostenuta dalla messaggistica pubblicitaria, ha anch’essa avuto un ruolo determinante nella politica soprattutto con la discesa in campo nel 1994 di Silvio Berlusconi. Un libro, dunque, quello di Gennaro Pesante che si avvale nella sezione finale del volume di una lunga intervista al grande mattatore Pippo Baudo, che si pone come un valido contributo non solo alla difesa della televisione di stato, ma al mondo del giornalismo e della cultura italiana.​​​​​

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