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LA QUARESIMA A SAN SEVERO. Periodo forte dell’Anno Liturgico di preparazione alla Pasqua

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo forte dell’Anno Liturgico che precede la Pasqua, giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stata ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza è previsto il Venerdì Santo.  «Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte: «Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». Questa frase veniva recitata il giorno delle Ceneri quando il sacerdote imponeva le ceneri – ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente – ai fedeli. Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, la frase è stata mutata con la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) che esprime, oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio. Negli ultimi tempi l’espressione “Ricordati che sei polvere e polvere riornerai” è caduta in disuso e per sottolineare ai fedeli che la Quaresima è un periodo di conversione e di rinnovamento interiore è stata sostituita dalle parole “Convertevi e credete al Vangelo”. Frase questa che esplicita – come dicevamo – il senso profondo e nuovo dell’apertura del cuore dei credenti a cambiare vita dal didentro per portare agli altri seme di speranza. A San Severo in passato, per l’occasione e stata altamente meritoria l’opera svolta dal clero, specialmente dai predicatori i quali riuscivano ad attirare l’attenzione dei fedeli con prediche che solamente una profonda preparazione teologica poteva garantire. Le chiese erano sempre piene perchè per qualche ora d’evasione dalle quotidiane incombenze casalinghe, le donne si recavano ad ascoltare la Parola in compagnia dei mariti, considerato che allora era raro vedere una donna uscire e restare da sola. Già dal primo giorno della Quaresima, in alcune vie del paese nelle quali era facile collegare le opposte finestre o balconi con una corda, le persone più attente alle tradizioni appendevano, su una sedia, un fantoccio dalle fattezze femminili avente ad un piede o in grembo una zucca o una palla di pezza; sette penne di volatile vi erano infilzate, corrispondenti alle sette settimane quaresimali. Quel fantoccio era la “Quarantana” (‘a quarantené), la vedova di Carnevale alla quale ogni settimana veniva estratta una penna e che il mattino di Pasqua, dopo l’ultima penna estratta, veniva incendiata o fatta saltare in aria con una girandola nascosta nel vestito. Intanto la prima domenica di Quaresima vi era già una prima “distrazione”: in alcune case, alla presenza di parenti e conoscenti, si organizzavano balli, giochi e cori cantati e “si rompeva” la pentolaccia (‘a pigneté), un recipiente di creta, colmo di dolciumi ed alimenti, misti a cenere e carboni, appeso al soffitto e che una persona bendata, a turno, doveva decisamente colpire con una mazza; i ripetuti tentativi suscitavano le risate dei presenti che, oltretutto, dovevano stare attenti a non farsi colpire. A “rottura” avvenuta, si imbandiva una sostanziosa tavolata già col pensiero rivolto all’indomani per la ripresa del digiuno.

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