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La selva oscura della politica sanseverese, la nomina del Presidente del Consiglio non pone fine alla crisi

«Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Dante apriva così il suo viaggio all’Inferno. E oggi, dalle stanze del Palazzo cittadino, arriva l’eco stanco di quei versi. Perché la crisi politica, che da tempo avvolge la maggioranza del sindaco Lidya Colangelo, somiglia sempre più a una selva intricata, dove ogni sentiero si biforca, ogni decisione inciampa, ogni promessa evapora. L’elezione del nuovo Presidente del Consiglio Comunale, avvenuta dopo le dimissioni inaspettate di Alessandra Spada, avrebbe dovuto segnare un punto di ripartenza. Invece, ha aperto nuovi interrogativi. La scelta di Rosa Caposiena, consigliera di Forza Italia, eletta con appena 13 voti, è l’espressione, secondo alcuni attenti osservatori della politica locale,  di una maggioranza ridotta al lumicino che ancora fatica a riconoscersi come tale. Un’elezione numericamente fragile, secondo molti, politicamente inaspettata secondo altri, che solleva alcuni interrogativi. Chi ha votato? Chi si è sfilato? E, soprattutto: perché? L’elezione della Caposiena che avrebbe dovuto ricompattare e rendere granitico il centrodestra, ha inoltre creato fibrillazioni all’interno di Forza Italia, dove si sono registrate reazioni contrastanti. Due comunicati distinti, firmati da differenti iscritti al partito, hanno, infatti, evidenziato la spaccatura interna: da un lato, alcuni hanno espresso apprezzamento per l’elezione; dall’altro, altri hanno annunciato le proprie dimissioni dal partito, criticando duramente la scelta, ritenuta più frutto di decisioni personali che di una linea condivisa con il partito. Critico anche il segretario provinciale di Forza Italia, Paolo Dell’Erba, che ha dichiarato: “Quanto sta accadendo al Comune di San Severo è frutto di scelte personali e non ampiamente condivise con i vertici del partito sia a livello comunale che provinciale”. Tuttavia, la vera “selva oscura” è rappresentata dal fatto che al momento è passata in secondo piano la nomina dei nuovi assessori, annunciati dal Sindaco all’indomani del Consiglio.

Così il vuoto si allarga, e con esso cresce l’impressione che si navighi a vista, con timonieri confusi e rematori sempre più scettici e stanchi. Sta di fatto che la maggioranza, appare sempre più numericamente risicata, politicamente lacerata, strategicamente immobile. Intanto molti cittadini, come Dante, si sentono soli, circondati da simboli di potere minacciosi: il leone dell’arroganza, la lonza della superficialità, la lupa dell’avidità. Sono in molti ormai a credere che sia giunto il momento di ritrovare la via. Pertanto servono scelte, priorità, capacità di rinunciare al calcolo per abbracciare il rischio della coerenza. Serve qualcuno che, come Virgilio, sappia indicare almeno una direzione, se non la salvezza.

La città, è opinione diffusa, non può restare prigioniera di tale oscurità. Perché, come scriveva ancora Dante, «uscimmo a riveder le stelle» è possibile solo dopo aver attraversato, e compreso, l’inferno che ci si è costruiti. Significativo, in questo scenario, anche un passaggio pubblicato dalla sindaca Lidya Colangelo sul proprio profilo social, nel quale viene citato l’ultimo canto dell’Inferno di Dante: quello dedicato alla risalita verso le stelle dopo aver attraversato il buio più profondo. Una metafora potente, che lascia intendere l’auspicio di una svolta. Resta da capire se, e quando, le stelle torneranno visibili anche nel cielo amministrativo di Palazzo Celestini.

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