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LA SENTENZA PER L’OMICIDIO DI UN 20ENNE NEL NOSTRO ‘GRAN GHETTO’

L’Editoriale di DESIO CRISTALLI

Una delle più recenti tragedie di questo territorio è arrivata al capolinea della sentenza di primo grado. Il giovane di 22 anni accusato di aver ucciso un suo connazionale 20enne, nel mese di aprile del 2020 nel “GRAN GHETTO” delle campagne di SAN SEVERO, è stato pesantemente condannato. Infatti la Corte d’Assise del Tribunale di Foggia ha accolto totalmente la richiesta della Procura ed ha condannato il giovane omicida a 18 ANNI DI RECLUSIONE, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare. E’ stata anche disposta nella sentenza l’applicazione nei confronti dell’imputato della libertà vigilata per TRE ANNI. Il 20enne assassinato — per motivi ritenuti “FUTILI” dalla Giustizia — era arrivato in Italia per lavorare come bracciante agricolo. All’epoca fu trovato, dai carabinieri del NUCLEO OPERATIVO RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA DI SAN SEVERO, riverso a terra senza vita e con profonde ferite di arma da taglio alla gola e al petto. Il giovane, poco prima di morire, aveva avuto un acceso diverbio con il suo assassino nella baraccopoli dell’agro sanseverese. I militari localizzarono ed arrestarono il 22enne omicida a qualche chilometro di distanza dal ‘Gran Ghetto’ mentre cercava di far perdere le proprie tracce. Subito dopo la cattura, il giovane fece le prime ammissioni di colpevolezza. Dopo una lunghissima e difficile ricostruzione dei fatti, che consentirono di recuperare anche l’arma del delitto e di mettere insieme tanti altri elementi di rilievo per le indagini, i locali carabinieri effettuarono il fermo per omicidio. Successivamente, nel corso degli interrogatori degli inquirenti, il 22enne incriminato confermò le proprie responsabilità in relazione alla morte del connazionale. Ormai tutti i territori italiani sono costretti ad aggiungere ai più efferati delitti che vedono protagonisti cittadini connazionali i…regolamenti di conti tra stranieri che scelgono di vivere tra noi. Bisogna abituarsi anche a questo, in ossequio a quel senso più o meno naturale di ospitalità che ogni nazione si sforza di offrire al prossimo meno fortunato che è costretto, per i più svariati motivi, ad abbandonare la terra d’origine. E anche in questo caso la tragedia dei sempre più difficili rapporti umani si è abbattuta su due famiglie che hanno visto gravemente segnata la sorte di due loro giovani, uno che ha trovato la morte a 20 anni in terra straniera e l’altro che, più o meno alla stessa età, vedrà ‘bruciati’ tanti anni della sua vita per l’ira irrefrenabile di un momento di pura follia. Facendo leva sulle prove di una ipotizzata provocazione, il 22enne omicida cercherà in appello di vedere alleggerita la pesante pena comminatagli in primo grado.

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