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LA SETTIMANA SANTA SANSEVERESE, ENNESIMA OCCASIONE PERSA!

Ho letto di recente, con immenso dispiacere, che  la Settimana Santa di San Severo non sarà rappresentata alla prossima BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, a differenza di quella di altre illustri città pugliesi come Molfetta, Taranto, Bisceglie. La mia amarezza si è immediatamente tramutata in riflessioni e domande. Al di là delle presenza alla Fiera, mi chiedo quali politiche siano state, di recente, adottate per la valorizzazione e promozione di uno dei momenti culturali più importanti dell’anno sanseverese, quali strategie per favorire le piccole e medie imprese che si occupano di turismo cultuale in senso lato.

La Settimana Santa tutta, infatti, e, in particolare, il Venerdì Santo rappresentano non solo un momento di profonda spiritualità  ma anche un eccelso esempio di cultura e tradizione da difendere. Accanto alle manifestazioni religiose sarebbe da valorizzare un percorso guidato a 360 gradi: artistico, folkloristico, antropologico, eno-gastronomico. Già dalla prima metà dell’Ottocento, infatti, il popolo sanseverese si radunava all’alba del Venerdì Santo per accompagnare la maestosa effige della Vergine Addolorata che vagava per i “sepolcri”, in cerca di suo Figlio. Da quando, casualmente, nel 1837, le processioni delle statue dell’Addolorata e del “Cristo alla colonna” si incrociarono a Piazza Castello, nella Settimana Santa sanseverese “l’Incontro”cominciò ad essere considerato il momento di più profonda e commovente spiritualità: ogni madre si riconosce nella Mater Dolorosa e ogni figlio affida le sofferenze, le afflizioni, i problemi all’”Uomo dei dolori che ben conosce il patire”.

Premesso questo, vorrei capire se l’Amministrazione Comunale abbia valutato la possibilità di valorizzare tali momenti “sociali”. Non è sufficiente delegare sempre e solo alla Chiesa l’organizzazione dell’intero evento. Il valore culturale intrinseco a tale tradizione impone al Comune di occuparsene promuovendo attraverso mostre, convegni, pubblicazioni, concerti, sagre ciò che rischierebbe di essere dimenticato, di cadere nell’oblio della storia. Una intelligente promozione, oltretutto, attirerebbe turisti e, quindi, favorirebbe  l’economia locale. E’ giusto che la Chiesa si occupi dell’aspetto spirituale ma ciò non impedisce al Comune di organizzare il resto. Penso, ad esempio, ad una valorizzazione della tradizione bandistica sanseverese oppure a un percorso tra i vicoli del Centro Storico, a una mostra fotografica sulle processioni antiche. Suggerisco anche la possibilità di concertare una mostra d’arte: la statua settecentesca dell’Addolorata, scolpita dal concittadino Sebastiano Marrocco (allievo di Giacomo Colombo, uno dei massimi esponenti della scultura meridionale), il Cristo alla colonna di Gregorio Palmieri, la Desolata della processione vespertina del D’Onofrio, il Cristo morto attribuito a Pietro Palmieri sono straordinari esempi di arte, oltre a meravigliose icone di  pietà e devozione popolare. Una statua, inoltre, è anche un’importante testimonianza storica: parla delle famiglie nobili del tempo, delle contingenze economiche locali, del lustro di cui godeva San Severo nel Regno di Napoli. Reputo, anche, che sia necessario concertare e pianificare con la Chiesa, con le Confraternite, un comune programma affinché nessuno oscuri l’altro ma, la Chiesa e il Comune, il potere religioso e quello politico, come “due soli” cooperino al bene di tutti.

La Regione Puglia attraverso le politiche di promozione culturale e, in modo particolare con le Agenzie PugliaPromozione (www.agenziapugliapromozione.it) e PugliaAutentica (http://www.associazionepugliaautentica.it/content_/index.asp), cerca di creare una rete di Comuni, una via Pulchritudinis: la nostra Città come si muove e promuove? Come utilizza i fondi regionali per la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale? Auspico che il Sindaco e l’Assessore alla Cultura valutino seriamente queste e altre proposte. La nostra San Severo è un perla meravigliosa nella conchiglia del Tavoliere: liberiamo la bellezza, tenuta prigioniera dalla sporca e fitta rete dell’ignoranza, sotto l’oscuro manto del disfattismo e nel profondo mare dell’ignavia. “La bellezza salverà il mondo”, scrisse Dostoevskij, e noi a San Severo siamo bellissimi!

12045303_10206818026122147_8771299180625567847_o   LIDYA COLANGELO E IL DIRETTIVO DI ITALIA UNICA – SAN SEVERO

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