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LA STORIA SIAMO NOI – INDIVIDUALISMO E SOLITUDINE SOCIALE AI TEMPI DELLA PANDEMIA

In tempi difficili come quelli che attraversiamo, in cui siamo chiamati a partecipare come persone e come collettività a importanti disagi sociali, si ripropongono le riflessioni sul rapporto tra individuo e società, anche alla luce delle inevitabili conseguenze della pandemia sulle relazioni, già messe intimamente in crisi dalla cultura e dal modello individualista predominante.
A tal proposito va ricordato che il termine popolo si riferisce non solo a persone che fanno parte di una stessa nazione o che abitano lo stesso territorio, ma a coloro che sono legati da una storia comune, di crescita sociale, lotte, affermazione di diritti, valori, identità ed ideali.
E’ chiaro che il popolo si forma soprattutto nei momenti difficili della storia di una terra, come quelli che hanno caratterizzato il novecento: guerre mondiali, povertà, esodi migratori interni e verso l’estero, fino alla conquista del sospirato benessere, in crescendo dagli anni ’60 in poi.
La condizione di popolo si preserva e trasmette grazie ad una serie di valori, personali, sociali e politici, che la sostengono nel lungo periodo, spingendo alla coesione e al senso di appartenenza ad una grande storia comune. Fondamentali a tal fine la memoria e le tradizioni, insieme allo stile di vita quotidiano, quest’ultimo cambiato nei decenni, fino ad essere stravolto.
Infatti il benessere economico sopraggiunto a partire dagli anni ’60 ha ridisegnato l’idea di vita, di quotidianità, le possibilità personali, gli obiettivi e i valori, finendo col nutrire uno spiccato individualismo.
La tensione all’affermazione personale, lo sviluppo industriale e terziario, il tracollo della società contadina ed artigiana, hanno finito con l’indebolire il senso di appartenenza ad un collettivo sociale, e quindi l’idea ed il valore di popolo, giunti a divenire mero slogan politico.
E’ in questa condizione che ci troviamo a vivere il dramma della pandemia, con tutti i suoi problemi, emergenze e crisi, senza riuscire a riscoprirci uniti e solidali.
Si giunge così alla creazione di continue categorie sociali in cui inserire chiunque e qualunque idea diversa dalla propria, nell’intenzione di perpetuare l’affermazione sul prossimo insita nel modello individualista – anche in un momento in cui l’unione e la reciproca comprensione sarebbero la cosa più ovvia ed umana.
Ne deriva una profonda solitudine, sia fisica, geografica che psicologica, che rilancia quella dovuta alle maschere e ai ruoli del modello individualista.
La pandemia allora potrebbe essere un grande occasione per ritrovare sè stessi, la propria parte autentica e attraverso questa tornare ad incontrare realmente gli altri, riscoprendoci uomini tra gli uomini, parte della stessa piccola grande storia.

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