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LA TIGRE DEL CENTRO STORICO

MAURIZIO, giovane sanseverese disoccupato, ultratrentenne, laureato in scienze politiche, ha incontrato in Piazza Incoronazione un suo vecchio insegnante di liceo. Il professore gli ha chiesto cosa avesse intenzione di fare nel prossimo futuro. “Non so, non ho ancora deciso, intanto vivo con i miei genitori e mi diverto con gli amici tra San Severo e dintorni. Non so se allontanarmi o rimanere, sono indeciso …a tutto”, disse il giovane, sorridendo. Il vecchio insegnante lo scrutò a lungo e gli disse: “Eh…già, tu fai parte di quei giovani che prolungano la loro permanenza nella famiglia dei genitori. FELLINI ne fece un memorabile film: ”I vitelloni”. Ma è bene che tu sappia quello che alcuni sociologi dicono riguardo ai casi come il tuo: “si tratta di “adolescenza protratta”, di “tardo-adolescenza”, di sindrome di “Peter Pan” e ciò avviene spesso per una situazione quasi di complicità tra giovani e adulti. Una complicità disastrosa che impedisce ai giovani di crescere e ai genitori di sentirsi immuni dalla sindrome del “nido vuoto”. Tutti insieme appassionatamente. Si sa che la prolungata permanenza dei giovani in famiglia è dovuta ad una serie di ostacoli di tipo culturale, economico o psicologico e per tanti vi è la difficoltà di tipo strutturale soprattutto legata al mercato del lavoro. Eppure, spesso, neanche il raggiungimento del posto di lavoro spinge alcuni i giovani a lasciare la casa dei genitori. Pensa che, in tanti casi, è il matrimonio l’evento che fornisce la spinta decisiva. Di conseguenza più della metà dei giovani italiani restano nella famiglia d’origine fino alle soglie dei 35 anni”. << Ecco, caro MAURIZIO, -concluse l’insegnante – questa sembra che sia la situazione descritta nelle statistiche di alcuni studiosi del mondo giovanile>>. “Ma, insomma, professore, lei sa quanti sanseveresi sono lontani e perché se ne sono andati?” – “Tanti, tantissimi sanseveresi sono lontani. Molti lo hanno fatto (e lo fanno ancora) per mera sopravvivenza, altri per motivi di studio o per cercare di cogliere quelle opportunità professionali a loro precluse nel paese d’origine poiché constatano che vi sono dei prescelti dal familismo amorale, altri per seguire degli affetti” – disse il vecchio insegnante-. “E lei cosa farebbe se fosse un giovane come me”? -Che farei? Vuoi dire che …ho fatto…: sono andato nella tana della tigre. – Come?- Mi spiego meglio: c’è un vecchio proverbio giapponese che dice:” KOKETSU NI HAIRAZUNBA KOJI O EZU (SE NON ENTRI NELLA TANA DELLA TIGRE NON NE OTTERRAI I CUCCIOLI). Insomma devi rischiare, devi uscire in mare aperto, devi assumerti le tue responsabilità, devi andare nella “tana della tigre”. Quella sera MAURIZIO s’incamminò pensieroso per raggiungere i suoi amici della notte che lo aspettavano davanti ad un pub nei pressi della Loggia dei Mercanti in piazza Carmine. Durante il tragitto, nei pressi di Larghetto Federico II, gli parve di intravvedere il profilo di una tigre. Era la suggestione di un proverbio che cominciava a perseguitarlo e a fargli prendere coscienza che forse la sua tardo-adolescenza era finita.

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