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La tradizione pirotecnica dei maestri sanseveresi, apprezzati anche all’estero. Per ora, fermi per via della crisi pandemica globale.

Le aziende sanseveresi che lavorano nel settore pirotecnico, danno lavoro ad un indotto di circa 60 famiglie. Come in altri settori del mercato, anche questo ha risentito della crisi e molte aziende riescono a lavorare perché vendono all’estero. Ma dall’8 marzo, il blocco degli ordini e delle feste patronali, causato dal coronavirus, ha messo nell’angolo le aziende. L’arte pirotecnica a San Severo, nota a livello internazionale, si tramanda di generazione in generazione. Oggi, più che mai, la formazione, lo studio di alcune materie come l’elettronica e la chimica sono necessarie per implementare la tradizione con l’innovazione e la produzione. Le attuali realtà aziendali sono: Pirotecnica san Pio, di Presutto-Florio; Chiarappa, di Giuseppe Chiarappa& figlio; Pirodaunia, di Michele Altrui; Palmieri, di Antonio Palmieri; Apulia Events, dei fratelli Del Vicario.  Così Mariella La Torre della Pirotecnica san Pio: “Tutti i settori sono stati presi in considerazione, tranne le aziende pirotecniche. Questo settore, sembra quasi non esistere, seppur contemplato nello spettacolo. Ho 8 dipendenti di cui alcuni in cassa integrazione che, tra l’altro, ancora non percepita da tutti. La stagione, per noi, come categoria, è quasi terminata e se non lavoriamo, come gli altri, saremo costretti a chiudere. Siamo un’eccellenza anche per le nostre comunità perché grazie all’arte pirotecnica, San Severo è conosciuta a livello internazionale. Ci siamo fatti da soli con sacrificio, competenze, in modo meritocratico. Altrimenti – ha continuato Mariella La Torre – non ci avrebbero convocati all’estero per gli spettacoli o non avremmo venduto la nostra produzione con tanto di marchio CE. Siamo un pezzo del Made in Italy, con prodotti certificati e di qualità. Siamo fermi da gennaio e oltre agli spettacoli locali, produciamo e vendiamo anche all’estero (Francia, Croazia, Polonia, Cecoslovacchia, Lituania, ecc.). Chiaramente è tutto bloccato. Avendo comprato la merce all’inizio dell’anno, abbiamo acquistato le materie prime e abbiamo i magazzini pieni. In Italia, normalmente, ci vengono commissionati spettacoli per circa 30 feste. È necessario che anche noi veniamo ascoltati”. Leitmotiv ripreso da Michele Altrui, di Pirodaunia: “Credo che, appena sarà possibile, almeno gli spettacoli pirotecnici serali si potrebbero fare, per la ripartenza. Purtroppo, però, è necessaria l’assunzione della responsabilità, relativa al rilascio delle licenze e anche alla sensibilità delle varie chiese locali, seppur che fanno capo alla CEI. Noi abbiamo sempre rispettato le norme e le istituzioni, però dovremmo trovare il giusto punto d’incontro per poter fare le feste, seppur in modo ridotto. Siamo fermi da 4 mesi, non stiamo vendendo, abbiamo anticipato i soldi per l’acquisto delle merci e per gli operai, paghiamo le tasse. Inoltre, l’azienda ha costi di gestione, per le spese vive, di 20/25.000 Euro. I codici Ateco per le categorie ‘non necessarie’ e per lo spettacolo, sono stati sbloccati e dal 15 giugno, speriamo di poter iniziare a lavorare. Anche perché – ha continuato Altrui – nei paesi fino a 1000 abitanti, le feste si possono fare (si può consultare l’ultimo provvedimento governativo). Inoltre le comunità devono adoperarsi per essere più attente al rispetto delle norme, visto che la concessione della licenza per le feste, da parte delle autorità, è discrezionale. Quindi, da parte delle autorità civili e religiose, ci vorrebbe un po’ più di comprensione. Al momento, però, per il settore pirotecnico non si vede luce in fondo al tunnel e nemmeno la speranza di poter lavorare. Siamo sotto stress, dopo i tanti sacrifici che facciamo”. L’arte pirotecnica non dev’essere abbandonata e andrebbe sempre più valorizzata, non solo quella sanseverese, com’è stato ribadito con molta generosità e obiettività dai titolari delle aziende dalla Città dei campanili. La questione presenta nodi che si possono sciogliere ed è improntata sul lavoro. “I fuochi serali si potrebbero fare – ha evidenziato Michele Presutto, della san Pio -. Noi siamo pronti, come sempre, a collaborare in pieno con le autorità. Gli spettacoli pirotecnici serali si possono vedere dai balconi, stando in auto, o tenendosi alla richiesta distanza di sicurezza tra individui, senza assembramenti. Dovrebbe esserci solo più collaborazione tra aziende e istituzioni. Un incontro, sarebbe auspicabile, almeno per essere ascoltati. I codici Ateco sono stati sbloccati, per lavorare, ma tutto è passato a livello locale per l’assunzione delle responsabilità. Speriamo che dal 15 giugno possiamo tornare, per necessità, a lavorare. C’è un settore che comprende, anche chi affitta le luminarie, i giostrai, gli ambulanti, ecc. Speriamo che anche la CEI consideri la situazione”. Antonio Palmieri, dell’omonima azienda: “La festa ad Apricena, ad esempio, è stata rimandata ad agosto, sempre se la situazione non dovesse cambiare. C’è un timore infondato nel non concedere le licenze e autorizzare le feste patronali, sempre senza assembramenti. Ci vuole un po’ di buona volontà. In realtà, le aziende pirotecniche di San Severo e d’Italia, rappresentano una piccola parte del PIL. Un’altra cosa da sdoganare è quella che, nell’immaginario collettivo, vede il pirotecnico come persona ignorante o accostata a certe realtà. Noi, alla fine, vogliamo lavorare in sicurezza e in serenità, nel pieno rispetto delle regole. Come sempre”.

Beniamino PASCALE

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