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L’AGGRAVANTE DEL REATO “IN TEMPO DI NOTTE “

Le circostanze sono elementi accidentali del reato che ritagliano un delitto già perfetto nella sua struttura, incidendo esclusivamente sulla modificazione della pena.
La commissione del reato “in tempo di notte” integra una condizione di “minorata difesa” della persona offesa e costituisce circostanza aggravante del delitto, giustificando, così, un inasprimento di pena.
Il disvalore penale della condotta di un soggetto, sarebbe, dunque, più biasimevole se concretizzatosi in circostanze di tempo “notturno” lì dove è esercitata una minore vigilanza pubblica, trattandosi di fascia oraria
generalmente dedita al riposo.
La previsione di una maggior afflittivita’ della pena è giustificata dalla “possibilità di facilitazione dell’azione delittuosa, offerta al reo, dal particolare contesto in cui l’azione verrà a svolgersi”.
La giurisprudenza precisa, però, che per prevedere tale aggravamento deve essere raggiunta la prova “che la pubblica o privata difesa ne siano rimaste in concreto ostacolate e che non ricorrano ulteriori circostanze, anche di diversa natura, idonee a neutralizzare il predetto effetto”.
Si pensi, paradigmaticamente, al caso di una pubblica via, nottetempo ben illuminata, presidiata da un sistema
di videosorveglianza o dalla presenza di un servizio di vigilanza.
Configurerebbe, nel caso ora descritto, un inaccettabile “automatismo sanzionatorio” prevedere una pena maggiormente stigmatizzante per l’esecuzione del reato in tempo di notte, in tali condizioni di completo
monitoraggio.
In questo modo si arriverebbe all’assurdo giuridico di non prevedere alcuna circostanza aggravante per il ladro
che ruba nelle strade deserte della fascia post-prandiale approfittando delle oggettive circostanze di minor presidio; mentre al ladro che ruba lungo la stessa via, illuminata e sorvegliata, ma “di notte”
, sarebbe contestata l’aggravante.
Non è, in definitiva, il tempo “di notte” a descrivere una condotta più riprovevole, ma le oggettive condizioni fattuali che possono essere valutate solo in concreto con prognosi postuma; non con un giudizio “ex ante” in astratto.

AVV. MAURO CASILLO

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