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L’autunno del voto: ai Pugliesi il compito più semplice e più difficile

Quest’anno la nostra Regione si trova davanti a un appuntamento insolito: votare in autunno. Si tratta di una prima volta che pesa, perché rompe il ritmo consueto, spiazza le abitudini, modifica i tempi della politica e della vita quotidiana. Ma soprattutto pesa perché rendere straordinario ciò che dovrebbe essere ordinario – il voto – ci obbliga a ricordare che nulla, nella democrazia, è scontato. Piero Calamandrei, nel “Discorso sulla Costituzione” ammoniva che “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. E il modo più semplice e concreto per far sì che non manchi mai è di recarsi alle urne. Non importa quali siano le preferenze, quali entusiasmi o quali delusioni ci portiamo dentro: ciò che conta è esserci. Mettere quella croce, quel segno minimo e potentissimo, è l’atto che fa diventare ciascun di noi un protagonista, non uno spettatore. L’autunno, stagione di raccolta e di maturità, in questa circostanza offre un simbolismo involontario ma perfetto: ora che i campi tirano le somme del loro lavoro, anche la comunità civile deve tirare le proprie. “Dove non è lotta, non è vita”, scriveva Cesare Pavese. E partecipare al voto è una forma alta, pacifica e necessaria di lotta: quella per la propria voce, per il proprio futuro, per la propria dignità di cittadini. Tuttavia, a tutti sarà capitato di sentire anche chi pensa che una singola scheda non faccia differenza. Ma è un inganno che attraversa i secoli. Già Manzoni, nel suo sguardo sul popolo e sulle sue responsabilità, ci ricorda nei “Promessi sposi” che “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. Andare a votare significa proprio questo: dare forza al buon senso, sottrarlo al silenzio e alla rassegnazione. In una terra come la nostra, dove la storia ha sempre camminato sul filo tra resilienza e innovazione, questo gesto assume un valore ancora più netto. Non è solo un diritto: è un dovere morale. Andare a votare significa affermare che le scelte non le fanno gli altri per noi. Significa affermare che la comunità appartiene a chi la abita, non a chi la osserva da lontano. Che sia un voto d’autunno non deve essere un alibi. Anzi, dovrebbe essere un motivo in più: perché ogni prima volta ricorda quanto sia preziosa la nostra partecipazione. E perché la Democrazia, come raccontava Giorgio Gaber nei suoi monologhi, “è una cosa che si fa”. Non una parola astratta, non un semplice sistema: un gesto, un cammino, una decisione presa insieme. Per questo, più che mai, è il momento di andare a votare. Di esserci. Perché il futuro della nostra terra e della Puglia non cade dagli alberi, non arriva per caso: si costruisce. E comincia da una scheda, da un segno, da una presenza. Da noi.

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