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Le considerazioni del mondo della scuola in merito del nuovo protocollo Covid-19.

È in fase di approvazione da parte del governo il protocollo Covid-19 per la scuola, la cui bozza, però, circola da un mese. La nuova procedura è stata annunciata dal sottosegretario della Salute, Andrea Costa, su Radio 24. L’obiettivo principale resto quello di “Mantenere la scuola in presenza limitando al minimo la Didattica a Distanza (DaD). Il tutto verterà su più tamponi e auspicando la vaccinazione per gli over 12. In sintesi: con un alunno positivo in classe, test a tutti; con due, quarantana ai non vaccinati. Il commento al provvedimento dagli addetti ai lavori. Così la dirigente del comprensivo “Palmieri-San Giovanni Bosco” di San Severo, Valentina Ciliberti: “Se il testo del provvedimento dovesse restare come in bozza, credo che la principale criticità resti quella legata stabilire chi resta a casa in base alla vaccinazione. Questa decisione dovrebbe essere gestita dall’Asl e in tempi ristrettissimi. Per la scuola dell’infanzia e fino alla seconda media, il problema non sussiste perché sono tutti sotto i 12 anni. Qualcosa inizia a profilarsi dalla terza media e si può ipotizzare come da protocollo. Ma al di là di tutto – ha continuato Ciliberti – siccome si tratta di dati e questioni sanitarie soggette a privacy è l’Asl che deve gestire e dare indicazioni: lo potrà fare in 24 ore? Su San Severo il nostro istituto è stato designato dal ministero come ‘scuola sentinella’ ed ogni 15 giorni i ragazzi, su base volontaria, fanno i test salivari. L’Asl-Fg ha definito il campione di 200 unità mentre invece noi abbiamo ricevuto 500 adesioni ed abbiamo dovuto eseguire un sorteggio. Il 25 ottobre c’è stato il primo test”. La dirigente del comprensivo entra nel merito e specifica la procedura: “La scuola, ecco il punto, non può trattare i dati sanitari e solo l’Asl può comunicare il risultato del test ai genitori. Oppure un genitore può comunicarlo alla scuola. Noi subentriamo nel momento in cui c’è un positivo e a quel punto si tracciano i contatti e si trasmettono all’Asl e la scuola mette tutti in Dad. Ciò deve avvenire in 24 ore. Si arriverà ad avere questa tempistica? Dico ciò per evitare situazioni spiacevoli e imbarazzanti in quanto dopo il test salivare, in caso di positività, si dovrà eseguire il tampone molecolare: e se dovesse capitare un falso positivo? La procedura vuole che in caso di salivare positivo e molecolare negativo c’è da fare un terzo tampone di conferma. Davvero, mi chiedo, si potrà fare tutto ciò in 24 ore, verifiche comprese?”. Le conclusioni di Valentina Ciliberti: “Personalmente va bene effettuare lo screening nella scuola ma c’è bisogno di dare all’Asl gli strumenti e le risorse umane, per rendere operativa e tempestiva la procedura nel momento che ci sono da processare i tamponi”. Nelle scuole primarie e secondarie, in presenza di un caso positivo tra gli studenti, i compagni saranno sottoposti “al più presto” a test Covid-19 e in caso di risultato negativo potranno tornare in classe. Il test andrà ripetuto cinque giorni dopo. Se durante il primo screening, però, dovesse risultare un secondo positivo, quanti sono vaccinati o si sono negativizzati negli ultimi sei mesi potranno rientrare in classe e saranno posti “in sorveglianza con testing”; per i non immunizzati scatterà la quarantena. Se tre contatti (studenti, insegnanti, personale scolastico) risulteranno positivi, tutta la classe andrà in quarantena. “C’è da fare un distinguo per la scuola dell’infanzia, rispetto alla primaria, in quanto i bambini fino a 6 anni non indossano la mascherina e in presenza di un caso positivo scatterà per tutti una quarantena di 10 giorni – ha detto Anna Maria Troiano, dirigente del circolo didattico ‘De Amicis’ di San Severo -. Pe la primaria c’è la procedura nota a tutti. In questi due mesi abbiamo tenuto, e continueremo a tenere, alta la guardia, non favoriamo casi di promiscuità tra le classi, abbiamo il personale vaccinato, e non ci sono stati casi di positività. Speriamo sempre in una maggiore adesione alla vaccinazione e la sorveglianza con i tamponi. La DaD resta l’extrema ratio perché la chiusura ha inficiato sulla formazione e sulla socializzazione dei bambini”.

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