Cultura

Le grande stagione delle “radio libere” a San Severo. Perché: “Video killed the radio star”

Verso la metà degli anni ‘70, dall’iniziativa di Costantino Montemitro, nasceva a San Severo, in via Bezzecca 25, “Radio San Severo”. Era l’alba della radiofonia locale. L’emittente trasmetteva sui 100 Mhz. Era l’epoca di “Concettina e Totore”, il celebre programma condotto da Felice Miranda (anche ideatore del festival musicale itinerante: Cantashow K”, una sorta di Festival Bar, made in San Severo) e Mario Tricarico, che entrava puntuale nelle case dei Sanseveresi, dispensando musica e ironia, degna dei migliori programmi cabarettistici attuali. Il primo vero successo dell’etere locale. Seguirà la nascita di “Radio Tele Zuma”. Trasmetteva sui 104 Mhz e poteva vantare, come direttore artistico, il mitico Jean Bonazzoni, (all’anagrafe, Felice Zuppa) il primo in città ad essere iscritto all’Associazione Italiana Dj (AID). E poi ancora: Radio Tempo; Radio Ulisse; Radio Delta 1; Radio Punto Sud; Radio Città Moderna (l’ultima a chiudere le sue trasmissioni a San Severo), sino ad arrivare ad un periodo nel quale erano presenti 10 emittenti, compresa anche l’esperienza di una radio politica: Radio Città Futura. È Lino Gallo, voce “calda e nota” del tempo, a narrare l’aspetto sociale e comunicativo del mezzo radiofonico a San Severo, dalla genesi allo “spegnimento” dei trasmettitori radiofonici: “La partecipazione alla vita politica era molto attiva in quegli anni, soprattutto tra i giovani. All’epoca l’etere era molto libero e, quindi, con un buon trasmettitore, si riusciva a diffondere il proprio segnale anche nelle regioni limitrofe. Una buona strumentazione e l’acquisto di dischi, completava l’investimento. Si poteva andare in onda! Ma il successo della radio lo decretava lo speaker, ovvero quello che, attualmente, viene definito ‘intrattenitore radiofonico’ o Dj. Quando s’instaurava con l’ascoltatore un vero e proprio feeling – continua Gallo – il gioco era fatto. La radio diventava ‘Radio’ di successo. Si programmava musica, ma anche informazione, con i primi notiziari locali, condotti da giornalisti iscritti all’Ordine e le trasmissioni sportive. Notevole successo ebbero le prime dirette telefoniche delle partite della Cestistica San Severo, programmate da Radio Tempo, con la radiocronaca di Antonio D’Amico”. Ma c’era il programma “tipo”, quello che dava la “notorietà” anche a colui/colei che telefonavano o scrivevano alla propria radio preferita: “Il programma più seguito era quello delle ‘Dediche e richieste’, che nel corso degli anni ebbe una sua evoluzione – continua l’ex Dj – Infatti, agli inizi le richieste arrivavano in radio tramite posta. Successivamente venne utilizzato il telefono. Ma vi erano anche programmi di musica rock, dance, funky, jazz ed in alcuni casi, persino di musica classica. Non potevano mancare i primi programmi quiz, con telefonate in diretta”. Ma come si diventava “speaker” o intrattenitore musicale? “Tu lo sai – chiosa Lino Gallo – visto che sei passato anche tu per Radio Delta 1, di Emilio Caravilla – Di solito gli speaker, prima di avere il proprio spazio, venivano sottoposti ad un provino. Si studiava la loro dizione e venivano poste domande di cultura musicale. Vi era insomma un minimo di professionalità da rispettare, prima di andare in onda. Alcuni, con le loro trasmissioni, vissero dei veri e propri momenti di gloria: Marcello Pasquandrea; Pietro Albanese; Antonio Cicerale; Gaetano Cattaneo; Ivon D’Incalci; Matteo Villani; Michel; Mike Caravilla; Gianni Delli Calici; Antonio Mazzocco e Ugo Morfeo, sono coloro che hanno lasciato un segno. Le loro voci facevano sognare e fidelizzavano gli ascolti. Le loro erano trasmissioni di successo, seguitissime non solo dai giovani, perché il target d’ascolto era sempre eterogeneo”. Anche Andrea Pazienza ed Eduardo Nardella, hanno frequentato le radio sanseveresi negli anni ‘81-’82, come rivela Ivon D’Incalci, che insieme ai fratelli Saverio e Franco, aveva aperto “Radio Ulisse”, nel ’78. La pubblicità, oggi come allora, era l’anima del commercio: “L’unica forma di sostentamento delle radio era la pubblicità – riprende Lino Gallo – Gli spot, programmati di solito ogni ora, erano registrati presso gli studi dell’emittente. Solo successivamente si fece ricorso alla registrazione delle pubblicità, effettuata da studi specializzati nazionali”. Oggi, ci sono grossi network radiofonici nazionali di successo ma: “Video killed the Radio Star”, parafrasando il brano (1980) del gruppo pop inglese The Buggles? “Penso di si, contestualizzando la riflessione a quel periodo storico che ha portato all’avvento delle TV private nazionali e locali – ha concluso Lino Gallo – A San Severo, l’ultima emittente radiofonica a chiudere le sue trasmissioni, era stata ‘Radio Città Moderna’ del patron Nicola Mino’. Con essa, verso la metà degli anni ‘90, è morta la radiofonia sanseverese. La Radio libera è stata per anni punto di riferimento dell’identità locale, fucina di giovani talenti, centro di aggregazione sociale, culturale (a volte anche politico), occasione di svago, intrattenimento e anche di sperimentazione. Oggi se ne sente la mancanza! A perderci, sono state sicuramente le nuove generazioni, che non hanno avuto la fortuna e l’opportunità di vivere quel momento fantastico e quell’esperienza da sogno”.
Beniamino PASCALE

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