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LE ROTONDE? ROULETTE RUSSA PER I PEDONI

Caro Direttore,

a San Severo proliferano le rotonde che hanno il compito di regolare il traffico viario e automobilistico e, quindi, rendere più scorrevole la mobilità delle autovetture evitando i seccanti ed indecenti ingorghi di traffico, soprattutto quando la nostra città è invasa dall’acqua piovana dopo un temporale. Il progetto di eliminare i semafori e sostituire le rotonde si è dimostrato un’operazione buona, ma non ha affatto tenuto conto di un elemento importante: il pedone. Non tutta la popolazione sanseverese è motorizzata e attraversare in prossimità delle rotonde è diventato impossibile e ad alto rischio, ossia una roulette russa. Infatti quando casualmente il malcapitato pedone si trovi nella necessità di dover attraversare un’arteria cittadina nelle cui adiacenze è presente una rotonda, deve, purtroppo, invocare tutta la corte celeste che non gli accada nulla di grave che possa addirittura compromettere la sua stessa vita. Si è assistito, infatti, più volte che il pedone, intento ad attraversare la strada in prossimità della rotonda, sia praticamente ignorato, o per meglio dire, non conti nulla!  Le autovetture si ingarbugliano agli incroci, rallentano e pensano soltanto a rubarsi qualche insignificante metro in più, a discapito dell’umano pedone che deve pensare a rivolgere un’accorata preghiera al Signore, farsi gli scongiuri di non essere investito, tenendo non uno ma cento occhi ben aperti facendo in modo di portare la sua pelle a casa. Le rotonde più che un qualcosa che serve a smaltire e regolare il traffico urbano, stanno diventando un autovelox, o meglio una pista di rally dove le autovetture possono liberamente accelerare senza tener affatto conto dell’umano pedone. Per non parlare poi delle precedenze che in prossimità delle rotonde non vengono quasi mai rispettate e che diventano teatro di rocamboleschi e spettacolari incidenti spesso gravi e mortali. Per dirla con Antonio Lubrano ci viene spontanea una domanda: “A cosa servono le rotonde se il pedone rischia seriamente la propria vita?”.                                                                       MARIO BOCOLA

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